L'oceano se placido t'infonde quella malinconiosa riflessione che compenetra l'uomo all'aspetto d'ogni cosa infinitamente grande — riflessione da cui sorgono meditazioni profonde di cui a tutti non è dato l'assaporare l'intima voluttà — se burrascoso t'atterisce; il mare imponente nel golfo di Napoli come sulle sparute scogliere di Gibilterra o contro le dighe d'Olanda parla sempre — come Giove fra gli Olimpici — troppo grandiosi verbi perchè tutti li comprendano.... ma il lago riverbera sempre colla varietà de' suoi aspetti la vivacità, la piacevolezza; se una tempesta si scatena la notte sulle sue onde, essa ti fa prevedere come l'indomani le piante ritemprate dall'acquazzone saranno sfavillanti ai primi raggi del sole colle foglie ancora gemmate, e le frutta ed i fiori — se la grandine li risparmiò — più coloriti. Dopo la burrasca marina — tremo al solo rammentarne le orrende scene — scendi alla ghiaiosa spiaggia, e trovi fra gli scogli tuttora echeggianti dei sinistri ululi dell'aquilone il fusto d'una pianta divelta, sfrondata da un colpo di mare, una tavola — che servì forse ad una lavandaia — che t'evoca dagli abissi il naufrago disperato che un maroso divelse da essa, mentre la folaga pare s'aggiri turbinando per scoprire sui fiotti il cadavere che il mare ributta. Sulle sponde dell'oceano mediti, su quelle del lago sorridi: là l'eternità, qui la vita.
V. Il Monterone. — Studi fisiologici sopra i cinque sensi. — Il lago a volo d'uccello. — La prima idea.
Mentre c'incamminiamo verso la vetta del Monterone per facili ed ombrosi sentieri, compagno mio, facciamo quattro chiacchere.
Tu hai da sapere — prima ancora di descriverti le veramente inudite meraviglie di Intra e Pallanza — che ieri nelle ore pomeridiane mi sono rannicchiato fra alcuni scogli dell'isoletta di S. Giovanni, e godendo ad una la frescura vespertina dell'inverno ed il rezzo di alcune piante protendentesi ad ombrello sopra il mio capo, me ne stava pensando come fra tutti i libri il meno intelligibile sia l'uomo, questa edizione princeps, direbbe un bibliofilo, che fa sì splendida mostra nella biblioteca della natura. Dopo di avere scartabellato nella mia mente tante pagine non sempre terse, confortevoli, del misterioso volume, finii per domandare a me stesso quale dei sensi maggiore relazione avesse coll'anima.
La fantasia volò coll'ali della memoria ai momenti fuggitivi, in cui una voce armoniosa colla parola che nega e promette m'avea scosso tutte le fibre del cuore; alle notti tumultuose in cui le briose note de' balli vertiginosi m'avevano tratto nella ridda quasi allucinato; alle sere in cui il Barbiere, il Tell, la Lucia ed il Rigoletto versavano un fiume di melodìa nel mio animo, ed il rincrescimento che il tempo m'involasse sì presto quei divini concenti in mezzo a cui dimenticava le miserie e le prose della vita per slanciarmi ebbro di poesia nei mondo delle illusioni.... Oh! l'udito è pure il prezioso senso! Mercè sua comprendo l'espressione più viva del mondo: tutto parla; beato chi sente!
Sennonchè tosto mi ricorse al pensiero come la voce dell'amata s'era fatta dopo poco tempo aspra, sarcastica; poichè ella troppo presto dimenticando quanto m'era costata la felicità effimera di pochi dì, mi piantava colla solita sua buona grazia un pugnale nel bel mezzo del cuore. È vero che non corse gran tempo che la civetta pietosa — s'era forse già annoiata del mio successore — volle svellerlo; ma il modo fu così gentile, delicato, che la tarda carità invece di guarire la ferita non fece che inasprirla. Strida da una e dall'altra parte, smanie e stridori di denti...... ancora mi suonano nell'aria orrende parole....... Lo credereste? A questo punto mi giunsero da ogni parte cigolì di ruote, e una miriade di stonazioni venne a grandinarmi intorno dal non lontano teatro di Intra dove si torturava non so quale delle opere più faticose di Verdi, con tanto strazio che dalla pietà e dal terrore mi si rattrappivano i nervi.... Benedetto l'udito, senso preziosissimo; ma tu non sei certo l'eccellente.
Non aveva finito ancora questa frase che le rose, i gelsomini, le acacie, i limoni, i millefiori del giardino botanico di Rovelli m'inviarono una nebbia di sì acute fragranze ch'io allargando le nari per meglio aspirarne gli effluvii, imparadisato chiusi gli occhi e credetti d'essere volato all'olimpo di Maometto, in mezzo alle urì, sulla sponda d'un lago d'acqua di rosa.... O incostanza della fortuna! Un alito di vento involò ratto l'olezzo; sparì l'acqua di rosa, ed il lago senza moto, senz'aura, apparve come una conca immensa stagnante da cui emanava un fetore orribile di pesci imputriditi. Dubitai che la bella Verbania l'avesse abbandonato colle sue ninfe, m'alzai e pervenni presso la foce del fiume che bagna la Sassonia.... La Sassonia, qui? Gnorsì: gl'Intresi costruirono presso l'antica città un sobborgo a vie spaziose, allineate che corrono fra case più allietate dal sole e dallo spiro lacustre che non le catapecchie della vecchia parte: nel centro una piazza e nel mezzo di essa il teatro, il più bello di tutto il lago. Ora questo sito una volta non tanto lontana era una vera ciottolaia, un campo di sassi... capite? Gl'Intresi, pratici quanto gli altri popoli appiedi delle Alpi della lingua nazionale, d'una ciottolaia fecero una Sassonia, con grave sfregio della patria degli oficleidi e dei tromboni!
Ma che volete? Io non poteva a nessun conto adagiarmi all'ombra di quelle mura senza che ne dovessi tosto sloggiare per sfuggire alle ammorbanti evaporazioni delle molli erbette,... A che serve il naso, sclamai scappando indispettito, se per l'olezzo d'un fiore ne tocca assorbire cento esalazioni ingrate o perniciose? Sì, senza dubbio, l'odorato è l'infimo dei sensi — me ne rincresce assai pei mercanti d'essenze!
Ignoro se il correre per quelle spiagge sassose — stavo per dire sassoni — od il desiderio di trovare una soluzione lungi dalle praterie della parte suburbana d'Intra, mi condussero in un albergo vicino allo scalo dei piroscafi in Intra. — Compagno mio, tu sospetterai forse ch'io sia di quelli che giudicano di una terra dal modo con cui vi soddisfecero l'appetito: ti giuro in nome delle costolette che mangiai in quell'osteria, che per quanto male io possa dire del paese, io sarò sempre in credito.
Accetto senz'esitazione l'invito dell'appetito, m'assido ad un desco, e mentre il cameriere lo apparecchia, fiuto a larghe nari il prosaico odor d'arrosto che dalla cucina di sotto saliva in quella sala. Dalla finestra io poteva vedere lo scalo affollato dai soliti fannulloni, il lago, e di là le capricciose curve dei monti di Laveno. Sennonchè fra lo zingaro ed il resto v'era una povera melensa creatura, magra, ossuta, spelata, che attelata ad una sbilenca carrettella stava menando i denti in un sacco di fieno più paglia che fieno. È innegabile che l'appetito riceve un notevole stimolo dalla vista di chi trinca allegramente — in grazia dell'asino il vostro compagno in attesa di meglio cominciò a mordere in una pagnotta del suo colore.