S'io fossi il re del mondo, avrei tanta fede da trasportare questo quadro incantevole nei giardini della mia reggia. Il bacino splendidissimo del Verbano, e le in esso ripetute sponde; i monti torreggianti dell'Ossola e dell'Intrasca co' loro cappucci di neve; là in prospetto la punta di Pallanza tutta fiori e verzura, e dietro le scheggiate vette della Cannobina; qui sotto colli fioriti tempestati di villeggiature, e le isole incantate; a sinistra le coste ondeggianti d'Ispra su cui spicca l'eremo di Santa Catterina nell'oscura tinta del macigno; dietro il lago d'Orta in cui il Monterone bagna le nordiche pendici; ed attorno le minori conche di Mergozzo, di Varese, di Bardello, di Monate, di Comabbio; un cielo sereno, freschissime aure — tutto in tanto mirabile contrasto armonizza a formare una scena, la quale — se vi molce l'animo la onniloquente bellezza della natura — adorerete genuflessi.

Se tu credi d'esser poeta e qui non inneggi, non tentare più oltre le muse — la tua cetra non ha corde.

Che tu sia adunque benedetta, o fonte vitale di tante aspirazioni, o vista! Per te la creazione è quasi opera nostra: per te nessuno è compiutamente infelice. Tu ne ravvivi nell'aspetto sereno de' nostri cari l'amore della famiglia e della patria: per te innanzi ai monumenti il cuore palpita di entusiasmo e di emulazione. Divina figlia del sole, come il sole dài gioia agli umani — orrendamente infelice quegli a cui tu non distrai il pensiero dall'idea fissa, eterna, del suo dolore!... No, no, Milton come Tamiri ed Omero, Tiresia e Fineo, furono cantori immortali — ma chi vorrebbe la loro gloria a patto di dover dire coll'angoscia del britanno:

... il giorno a me non riede: io non veggo

Nè i dolci raggi del mattin che spunta,

Nè quei del sol che cade; io più non veggo

Di primavera i fior, nè rosa estiva,

Non più scherzosi armenti, non più mandre,

E non più volto d'uom, divina imago,

Ma folta nube invece e buio eterno