Il contrasto tra lo scoglio dei Pescatori e la grandiosità dell'isola Bella è sorprendente. L'aspetto dell'isolotto colle umili casette, colle sue barche fracide a riva, co' cenci all'aria, in quel cielo serenamente allegro, collo specchio dell'acqua che l'ingrandisce, con quella scena di verzura su cui si stacca vivamente non è quello della miseria certamente. Se l'isola Bella col suo grande palazzo ti fa conoscere l'opulenza del ricco, l'isolotto è un quadro animato dell'attività instancabile del povero che lotta spensierato colla fortuna — la quale, a quanto pare, non incappò mai nelle reti di un pescatore.

IX. Don Bussolini da Mergozzo; capitolo in cui si dimostra chiaramente come i più beati sieno i poveri di spirito.

O mente vaga, alfin sempre digiuna!

A che tanti pensier? Un'ora sgombra

Quel che 'n molti anni appena si raguna.

Petrarca.

Quest'oggi fui al lago di Mergozzo, limpido nappo che si stende per un miglio alle falde del monte Rosso, sulla strada che da Pallanza corre all'Ossola. Mergozzo poi è una terricciuola sulla sponda del lago, che da lei prende nome, la quale non ha nulla che possa attrarre il viaggiatore curioso di monumenti o di spettacoli grandiosi della natura: dopo le scene del Verbano si rimpicciniscono ben altre bellezze che non quelle della piccola conca.

Mentre io passeggiava, rincrescevole che il povero zingaro nulla trovasse da far suo, passando presso la canonica del paese, casa di mesta apparenza anzi che no, vidi accosciato in atto di dolorosa meditazione un uomo dai quarant'anni sulla gradinata della porta. Egli teneva la lunga e scarna cera tra le mani affilate e smorte, e lo sguardo fiso nella terra, e quando gli passai accanto mormorò in tuon di lamento:

— Eh! tanto gli è morto!

Ritornai sui miei passi per meglio osservare l'incognito; il quale vestiva come un prete dei monti, di panni grossi e non troppo lindi; il cappello dalle tese rilevate e dagli orli spelati giaceva accanto a lui, come ad uomo che per soverchio calore del capo non lo possa tollerare sulla fronte. Quando io gli fui dinnanzi, ei levò gli occhi come smarrito, tolse di terra il cappello, si drizzò e voltosi a me salutando, mentre due grosse lagrime calavano sulle gote ispide, disse: