— Tesso con fiori la trama della vita umana.
— Che diavolo di stoffa è questa! sclamò il mercante passando colla mente in rassegna le tele dell'Olanda, i pizzi del Belgio, e le mussole della Svizzera. Diede di mano ad un metro, che stava presso al banco del giudice, e mostrandolo alla poverina, le chiese se avesse inteso favellare di quella misura.
Smarrita da tanta sconoscenza, ella, che pure aveva cantato tante glorie e consolato tanti dolori, fuggì ratta, e da quel dì più non si vide attorno.....
Malgrado il continuo va e vieni di piroscafi, di barche, di vetture, di carri, di bestemmie e di pugni fra vetturali e facchini, noi passammo una deliziosa serata all'albergo del Belvedere, ammirando dal balcone esteriore della casa il bel golfo ticinese riflettere gli ultimi chiarori del sole che tramontava incendiando le nubi che coronavano le vette della Valticino, mentre il maître d'hôtel ne raccontava le avventure dei suoi viaggi.
***
Sulla bella via che tende da Locarno a Bellinzona v'ha una graziosa casetta, che si pavoneggia in mezzo ad un giardino senza fiori. La domenica v'è un chiasso da non dirsi di strilli musicali, di danzatori che s'avvolgono in un turbine polveroso, di battimani degli assistenti, in mezzo ad un va e vieni di ciotole di birra; che quella è una birreria, la più bella, la più frequentata di Locarno. Una brigatella di suonatori, ignoro se di mestiere — non posso dire dell'arte — o dilettanti, — nel caso sono pur discreti a dilettarsi con sì poco! — soffiava a tutto polmone negli strumenti più o meno assordanti, inaffiando di quando in quando la gola riarsa con un sorso di spumante birra. I danzatori — i maschi stavano alle femmine in ragione del cento per uno — mescevano di quando in quando birra alle danzatrici, mentre i curiosi in giro e gli altri avventori ai tavoli in giardino, sullo steccato dinnanzi alla casina, gridavano battendo colle ciotole vuote: birra, birra! Io chiusi gli occhi — e, meno l'assenza dell'armonia nei chiasso strumentale — mi pensai di essere in Germania con un schop in mano e l'inevitabile pipa in bocca.
E mi parve di sentire attorno la lingua di Klopstok raccontare la curiosa leggenda di Gambrino, il quale, come Noè il vino, scopriva la birra, e meritavasi così di essere raffigurato tra Schiller e Goethe su tutte le ciotole delle birrerie tenere della gloria alemanna. Vispe e procaci ragazze correvano attorno servendo lo amarognolo liquore, e ritraendone il prezzo e per giunta lo scoccare d'una interrogazione galante o d'un bacio sulle umide mani; una sottile nebbia piena di visioni cominciava ad avvolgere coi veli incerti la sala..... Quell'avventore pensieroso era senza dubbio Fausto. — Quell'altro dalle unghie lunghe e la barba da caprone, se non spirasse la fatua gloria di un damerino provinciale, sarebbe senza fallo Mefistofele — quel tale che parla sì forte di patria e di forche pei tiranni è forse l'ombra di qualche Niebelungo in sessantaquattresimo — là una zingara che studia su fatidiche carte la vostra sorte — qui una canzone di Körner, più in là dal crocchio di studenti una lezione eretica di Strauss.....
Io era ingolfato in piena Germania, e stava per essere anch'io della partita, quando un vicino importuno sclamò:
— Io vi ripeto, che per un bicchiere di vino delle Fracce do tutta la birra e la birreria, colla musica per soprappiù. Che volete? sono Italiano!