L'aria è soffocante: non un alito di venticello sfiora il lago; ma Cannobio che all'aspetto esteriore presi per la patria della melanconia, è dimora d'una costante brezza, che tutto mi fa fremere deliziosamente. È il più fresco villaggio di tutto il lago, come ne è forse il più freddo nell'inverno.

Cannobio ha un aspetto originale. Adagiato in riva al lago fra una gola di erti monti boscati, presenta una serie di case variatissima. A destra verso la Cannobina, torrentaccio insolente, dieci o dodici antichissime case di pietra, la maggior parte delle quali in semirovina con finestre sfondate, usci disarpionati, tetti cadenti, mentre la spiaggia è popolata di lavandaie e di pescatori. Queste rozze topaie sono divise dal resto da una bella chiesuola, in cui — senza parlare di Bramante che la disegnava, nè del ricco pavimento a scacchiere di marmo — s'ammira una bella tela del Rafaello delle montagne, Ferrari Gaudenzio, rappresentante la discesa dalla Croce. Questo tempio sormontato da una cupola attorniata da colonnette a portico in giro è rivolto verso l'interno del paese.

Dal tempio, che così visto dal lago non è meno bizzarro del resto, corre una fila di case, l'una dall'altra diversa, innanzi a cui s'innalzano antichi platani, che ombreggiano un tratto di terreno irregolare senza spiaggia, ma orlato al lago d'un muricciuolo su cui siedono e si appoggiano al rezzo delle piante foltissime ragazzi e fanciulle ed i faniente del paese. Di queste case una presso la chiesa ha la figura di una casa lombarda del XVI secolo: varie iscrizioni in marmo dormono sul muro grigiastro fatto più scuro dal contrasto dei muri vicini a colori vivi, qua e là un po' scoloriti dalla pioggia, come quelli delle villeggiature della Liguria. Quell'altra ha le inferriate gibbose alle finestre ed i balconi e le persiane e le tende delle case spagnuole. Poi nella ressa che fanno, stringendosi una addosso all'altra, per stare a vista del lago, un altro gruppo di case a portici, a piani sporgenti, slavate, scornicciate dal vento e dal tempo. Ecco Cannobio dal lago. Entrate, se è possibile, girando lungo la Cannobina dalla parte opposta, non lo riconoscerete. Un'ampia, lunga e pulita via adorna di belle abitazioni, una piazza con un bel tempio vi fanno affatto ricredere che il borgo sia un ammasso di trabacche annerite e spiombate come da buon tratto della sponda.

Si direbbe che l'egoistico amore d'una tranquillità assoluta abbia vestito così tristamente la fisionomia esteriore della borgata per tener lungi ogni contatto straniero. Il laghista è generoso, ma poco socievole.

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Passai varii giorni al rezzo dei platani di Cannobio. Tramontato il sole, in gondola. La sera vogava attorno alla rupe profonda di Pino, grazioso paesello sopra un erto promontorio vestito di castagni e che si pavoneggia mirandosi addoppiato dall'onda.

Ritorniamo ad Intra; cerchiamo un barcaiuolo. Una ventina stanno alla spiaggia, parte racconciando attrezzi di pesca, parte dormendo distesi lungo il muricciuolo all'ombra dei castagni. Questo giovane tarchiato dallo sguardo insolente e col frusto di sigaro fra i denti, mi garba assai. Questo vecchio con quella nidiata di ragazzacci attorno è un vero tipo di quegli apostoli che il vigoroso pennello di Tintoretto scolpiva sulla tela a Venezia.

Mentre io me ne stava guardando l'animato quadro, che mi si spiegava dinnanzi, apparì non so di dove una bella creatura, diciottenne, bionda come un'Inglese e tutta spilloni d'argento alla nuca, come la Lucia dei Promessi Sposi. Ella venne presso uno schifo legato a terra e vi depose un paniere. Quella testa era stupenda; non era un profilo greco e qualunque pittore l'avrebbe plasmato qual era. Sulla sua fronte non si leggeva un pensiero che non fosse di gioia; il sole le aveva indarno abbronzato il viso, mentre il collo appariva, sotto il fazzoletto rosso, di rara bianchezza..... Non parliamo di grazia del suo collo piegato a leggera curva più grassoccio che magro. Il petto ricolmo palpitava sotto una vestina, che aperta mostrava una bianca camicia raccolta a sottili pieghe. Due scarpe quadrate malfoggiate tradivano un piede snello, irrequieto.

Saltò nella barca con agilità e mi sorrise. Che faccia la barcaruola? Perchè no? Ne ho viste tante ad Intra! E colla maggior grazia del mondo:

— Vorreste, bella ragazza, noleggiarmi la vostra barca?