— Smorbion! Mi rispose seccamente, mentre quel certo vecchio del Tintoretto senza nemmeno toccarsi il cappellaccio di paglia con un piglio tra l'arrogante e l'offeso mi si era piantato dinnanzi, tra me e la forosetta.
— Cosa vuole da quella ragazza?
— Ve lo dirò, quando mi avrete spiegata quella parola smorbion.....
— Quella parola vuol dir insolente, petulante, cattivo soggetto.
Davvero che quel vecchio animandosi, imporporandosi, mi diventava sempre più interessante; il petto velloso scoperto, gli occhi ancora raggianti di forza, i lineamenti improntati dalle tramontane, m'impedivano affatto di irritarmi.
È inutile dire, che dopo poche parole il vecchio era tranquillo sulle proposizioni da me fatte a quella tosa, e che il cerchio ragunatosi d'allocchi desiderosi di essere spettatori d'una scena di pugilato, rimase con tanto di bocca quando mi vide saltare col vecchio nella barca, ove già stava la bella Peppina.
La Peppina se ne andava a Maccagno: perchè non v'andrò io pure? Una mezz'ora con lei merita una visita a Maccagno. Nella gondola entrambi seduti a poppa, ella non era più così sospettosamente selvaggia. Non vi parlerò nè delle sue belle treccie, nè delle sue scarpe troppo grandi, non del corallo delle labbra, nè degli occhi azzurri come il lago, nè delle sue calzette bianche di bucato. Ma perchè non dirò che un eroe avrebbe desiderato di riposare il capo su quel petto palpitante di vita e d'amore? Nel paniere erano frutta: ne mangiammo assieme; scendemmo a Maccagno, salimmo una lunga erta boscata ed ombrosa in cima alla quale un piccolo villaggio.
Passai qualche giorno a Maccagno fra la pipa, i disegni, i racconti, che la cara forosetta mi narrava sulle sponde dell'ameno Delio, percorrendo i boschi, e..... Che cosa è questo ammiccare degli occhi, garbato lettore?
— Finisci adunque la frase.
— Nossignore. Merita forse che io le faccia vedere i bei granchi a secco che la piglia, quando vuol dar retta alle mormorazioni della più volgare malizia? Se non capisce lo scopo dei miei racconti, peggio.....