Una provvidenza di barchetta mi attendeva, ed io meno confidente di Colombo, quando salpava coi legni Ispani per la patria delle contraddizioni e dei rewolvers, m'avventurai in quel quasi sotterraneo canale a mille doppi più periglioso della Manica.

A dritta cento sassi screpolati, scagliosi, tentennanti sul tuo capo: a sinistra una roccia spossata di stare lassù abbracciata al monte e che aspetta forse una sola parola dell'eco per abbandonarsi nelle braccia della legge di gravità, e sotto al fragilissimo schifo un gorgo profondo.... Scilla e Cariddi! Eppure la voluttà vertiginosa del pericolo m'invita oltre la soglia della forra, ed io, compreso da religiosa temenza, susurro al gondoliere: voga! voga! Ed egli voga, ed i vivi raggi del sole non osano entrare con noi in quella misteriosa stanza, in cui certo fra l'ombre ed il mormorio delle acque amoreggiano.....

Ma che? Il navicellaio è scomparso, e dall'onde una dolcissima figura nuotando silenziosa, conduce con una mano lo schifo, ed io ammiro quelle forme divine su cui le chiome diffuse e l'onde fanno dubbioso velo..... or eccola a prua, assisa, che con mano sicura, spingendo ora a destra ora a sinistra, m'addentra nell'umido laberinto. Io la guardo..... con occhi sì desiosi di una sua novella che valga a snebbiarmi il cervello, che essa mi sorride e mi dice che s'io bramo conoscere la sua storia, devo seguirla nelle sue stanze........ Il rauco fragore della cateratta, a' piedi della quale siamo giunti, si mesce al dolce suono delle parole dell'ondina....... Ella m'indica il profondo dell'abisso invitandomi a seguirlo. Io, palpitando con mille moti di terrore, di ansietà e d'ammirazione, l'ascolto e la fiso estatico........ La corrente lene lene ne conduce con essa, mentre la ninfa dello speco, appoggiato il gomito sulle ginocchia, ne fa sostegno al capo, e.....

— Ricusi? Vieni laggiù con me ed io quante gioie ha amore tutte ti darò. Ancora ricusi? Sei tu ambizioso? Io ti farò re di queste onde, e non avrò altra cura che di foggiarti corone d'alghe intrecciate ai fiori delle spiaggie. Sei tu avido di novelle e di leggende? Tu poserai il capo sulle mie ginocchia, e ti racconterò un mondo di cose che ignori e ch'io ti farò amare. Sei vago di nuove acque? Ti condurrò nel lago, e di là pel Ticino e pel Po nell'Adriatico, nelle lagune popolate di tante memorie di gloria e d'amore! Vieni... vieni... io t'amo! Io ti farò colle mie mani un trono di conchiglie a mille colori più vaghi dell'iride, e quando ti sarà caro rompere il corso tranquillo dei dì, noi, lasciata la nostra reggia e spintici a galla, proveremo la nuova ineffabile voluttà d'abbandonarci ai fiotti, scendendo veloci nei gorghi e rimontando sui cavalloni in un letto di molle schiuma, mentre i canneti e i boschi lungo le rive ne susurreranno i segreti delle loro ombre. Oh! vieni, affidati a chi ti legherà sì strettamente a sè coll'amore, che tu non avrai più cuore di respingerla! Tu tremi?.... Io non sono bella per te!

E la bellissima in atto di cordoglio copriva il volto colle palme e la persona colle treccie copiose. Vergognoso ed in una arse le vene di inusato foco, io mi gettai a' suoi piedi onde non mi sfuggisse... era troppo tardi!... Collo sguardo e co' dolci nomi e colla persona spirante bellezza singolare continuava a farmi invito... e lungo la strada a Cannobio io rivedeva di quando in quando quella strana apparizione fra le onde riottose del fiume; e mentre il piroscafo m'involava a quelle acque, io la vidi ancora nei fiotti schiumanti seguire il solco scintillante della nave, con mille invocazioni.....

Se voi andrete a Treffiume a visitare l'orrido di S. Anna, e vi toccherà in sorte di vedere fra quelle misteriose ombre l'ondina assetata d'amore, Verbania, la regina del lago, ditele che senz'amarla non è dato allo zingaro di dimenticare il primo essere che volesse farlo felice di tanti doni in cambio di solo amore!

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XVI. Storia d'una pentola.

Il mondo è di chi se lo piglia.

Prov. Ital.