La tenebrìa notturna avvolgeva siffattamente Cannobio in una sera dell'inverno del 1627, che, eccettuati i gatti e i debitori morosi, nessuno vedeva oltre la punta del proprio naso. Una tramontana che s'era impregnata d'un nembo di atomi nevosi sulle diacciaie delle Alpi, arrotava con tanta furia il suo staffile sibilante nei chiassuoli, sulle poche insegne delle botteghe, e sulle impannate sconnesse delle finestre, che chiunque avesse fatto capolino dalla porta socchiusa, al sentire l'acuta trafittura sulla cera e sulla persona, avrebbe senz'altro rinchiuso in fretta, e sclamato sotto la cappa del focolare:

— Brrr! la non è sera d'andare attorno.

Eppure in quella tenebrìa, con quella tramontana, con quel gelo, due creature, che non erano gatti, e si tenevano amendue in credito l'una verso l'altra, stavano intese a stretto ed animatissimo colloquio sotto il portico di una casa verso il lago.

Chi erano quei due? Due ladri? Due pazzi?

Erano due amanti: basta la parola.

Volete provare l'amore, l'amicizia, le passioni umane? Mettetele alla prova delle privazioni corporali. Quanti che ti si dicono amici per la pelle, quando minaccia aquilone o la temperatura è discesa alquanti gradi, ti passeranno dallato fuggendo senza fare cenno per tema di essere colti dalla bufera, o di levare la mano di tasca per stringere la tua, o per scoprire il capo! Vuoi conoscere, bella lettrice, se il tuo vagheggino t'ama? Fallo aspettare le ore e le ore sotto un portico, un albero, o meglio in piazza, al vento ed al sollione. Dopo due, tre ore, secondo il tuo buon cuore, arriva od apri la finestra... Eccolo là! Non si lagna? Chiede anzi perdono a te stessa? Via concedigli un sorriso: l'uomo è in gran parte tuo. — Che più? Chi accetterebbe la gloria a patto d'un serio mal di denti?

Ma Giovanni Branca avrebbe resistito ai freddi della Groenlandia anche per udire solo la voce della vezzosa Bettina. La quale alla sua volta e per essere caldissima di gioventù e discretamente innamorata, non rifuggiva qualche volta dall'uscire sotto il portico a fare quattro ciancie col Giovanni.

La sarebbe poi la magna indiscrezione la nostra, se cogliessimo al volo le parole sommesse degli amanti, facendo capolino dai massicci pilastri degli archi di quella casa? Con questa frescura la curiosità non si soddisfa a troppo buon mercato; ma chi sa? Due parole possono rivelare qualche gran mistero: una tresca od un idilio; seduzione, gelosia, rapimento e chi sa quant'altre saporitissime cose. Zitti adunque: è l'amante femminino che parla.

— Giovanni! disse con timido accento la fanciulla tuttora incerta; tu non m'ingannerai?

— Come lo posso io? perchè ingannarti? Vieni, e tu vedrai se i miei sogni, come tu li chiami, non hanno ombra di verità.