— Ma se lo zio s'accorgesse della mia assenza? Sai quanto è burbero con me!?
— Ho avvertito l'Angiolina. La fantesca dirà che tu sei andata a casa di tua cugina..... Ma, te ne prego, non perdiamo un istante... Tu esiti ancora?
— Elisabetta! se alcuno ti vedesse, povero il tuo onore!
Giovanni, malgrado la notte oscurissima, vide il volto della bella impallidire, e sentì la mano palpitante di lei sciogliersi dalle sue.
— Bettina, io credeva che tu m'amassi! La voce di Giovanni era sì scorata, rivelava sì intenso dolore, che la fanciulla sentì venir meno il proposito di non accondiscendere al desiderio del giovane, e dato uno sguardo alla via buia sclamò:
— Ebbene, sia; ma io non t'accordo che dieci minuti. Rientrò guardinga nell'abitazione, e dopo pochi istanti in cui al povero Giovanni pareva gli si dovesse dal gran battere scoppiare il cuore, ne uscì avvolta in un mantello, mentre la vecchia fantesca rischiarava il passo con una lucerna, facendole schermo dal ventare colla mano. Il giovane all'apparire subitaneo di una lunga striscia di luce, che dalla porta socchiusa dritta saettò nella strada, e sentendo la Bettina, che gridava più forte che non era necessario:
— No, Marta, non ho bisogno di lume; siamo a due passi; sta in casa... avrebbe voluto gettarsi in un androne per non essere scoperto, se pure ei fosse stato in tempo: la vecchia lo avrebbe quindi scoperto senza fallo, se, appena essa fu sotto il portico, amore — gran contrabbandiere è amore! — non avesse con un buffo spento la lucerna... La sferza della tramontana, che con mille diverse orribili voci fischia attraverso alle piante brulle ed ai comignoli, assai più delle parole della padroncina, persuase eloquentemente la vecchia, che il meglio era ritornare ad accocolarsi al focolare. La fante sospirando: granchè questa gioventù! rientrò, richiuse, mentre la giovinetta si slanciava nelle dense ombre della via, ove, a pochi passi, il tutto suo Giovanni la raggiungeva.
Entrambi, senza dir motto, sulla punta dei piedi, brancolando fra le mura ineguali e sporgenti, evitando le fossatelle e più gelosamente i passanti, dal portico sulla sponda del lago, giunsero all'ultima casa di Cannobio verso la valle. Giovanni, schiusa la porta, con mano trepidante introdusse l'amica nella stanza a pian terreno, poi serrate prudentemente le imposte delle finestre, per una scaletta angusta la trasse in un'ampia cameraccia al primo piano di quell'antica abitazione, dove in pochi minuti le vampe di un bel fuoco illuminarono le pareti stinte, quasi nude, ed intiepidirono l'ambiente.
Ma l'una per la corsa affannosa e per quella certa trepidazione che non iscompagna mai la fanciulla che si trova per la prima volta sola in balìa dell'amante, l'altro pei mille sentimenti, che gli tumultuavano nell'animo, non che le punture del freddo, sentivano il sangue più bollente rifluire dal cuore al capo con insolita ardenza.
Il giovane, messo innanzi alla Bettina un piatto di ciambelle, a cui ella fece il più bel viso del mondo, tolse da un cofano antico una grossa pentola, la quale invece di coperchio aveva sovrapposta una sì curiosa scattola pure di rame con certi congegni non mai visti, che la ragazza guardava l'ordigno con occhio stupito, e cessava un momento di masticare. Dai congegni della piccola caldaja una funicella correva all'asse di un arcolaio.