Fatta questa premessa, di cui la Bettina gli seppe grado perchè le risparmiava una noiosa litania di nomi e di cose, delle quali non avrebbe capito un acca, il Branca cercò di farle comprendere come la sua invenzione applicata ad un mulino, risparmiasse tempo e fatica.

— Questo tuttavia parmi non sia ancora tutto il frutto che io posso sperare dal trovato..... Mille progetti, mille idee tuttora incerte vagano nella mia mente. Mi recherò intanto a Milano: io presenterò al vicerè la mia macchinetta: i dottori verranno consultati, e se Dio vuole, otterrò un privilegio. Allora la mia sorte non sarà più dubbia; avrò un nome, ricchezze, e tuo zio si lascierà facilmente persuadere, che io ti piaccio più che Menico, il mercante di vino, a cui non sarà dato di possedere te così bella di gioventù e di grazie, come non giungerebbe mai a comprendere egli sì trivialmente positivo, la tua anima sì delicatamente sensitiva. Allora, proseguì il giovane avvicinandosi alla fanciulla, a cui buona parte delle parole del giovine suonavano come una musica dilettosa, di cui sentiva con piacere l'armonia senza comprendere il concetto — e prendendone nelle sue ambe le mani, allora io non chiederò più nulla a Dio per la mia felicità, poichè Bettina, quella Bettina che io amo...

— Più della tua pentola, n'è vero? interruppe la ragazza.

— E di me stesso, sarà mia, tutta mia.

— Sì, Giovanni, per sempre! Ma lascia che io ritorni....... Senti l'orologio della torre? È un'ora che io son qui.....

— Un istante! Ma no — tu hai ragione, ed io non mancherò alla mia promessa. Verrà presto il giorno in cui potremo amarci e dirlo e provarlo, senza tema di offendere Dio e l'onore. Mio malgrado..... Addio.

Giovanni prese la lucerna, accompagnò l'amica per le scale alla porta di strada, depose il lume sull'ultimo gradino, e fatto più ardito dalle soavi parole di lei, con ineffabile affetto le disse sommessamente:

— Bettina, ti ricorda che un giorno io ti chiesi un bacio, e tu mi rispondesti che io non l'aveva pure meritato.......... corsero quasi due anni, ed io, se è possibile, imparai ad amarti con maggior desiderio e rispetto..... E sì che fra le purissime gioie d'un affetto corrisposto, io soffro sovente crudeli torture.....

— A cagione mia?

— No... Sono io stesso che mi tormento. Quando io confuso nella folla dei balli, ti vedo, circondata da danzatori, sceglierne uno che potrà stringerti al suo petto, respirare il tuo alito, sentire la fragranza de' tuoi capelli, io sento una mano premermi il petto da soffocarmi, una voce che mi dice: quegli è felice! Lo invidio! E questa voce — sentimi e perdonami, o Bettina — quando questa voce mi dice, che il danzatore, giovinastro scapestrato, osa nella vertigine della danza confondere le sue labbra fra le ciocche...