— Giovanni!
— Sì, Bettina, io allora mi sento soffocare dalla gelosia, sento bisogno d'aria libera... e corro all'impazzata pei campi.
— Povero Giovanni! Ma tu sai pure che io non posso danzare sempre con te... Del resto hai tu forse motivo di essere geloso? A me piacciono, lo confesso, lo scherzo, la danza, la musica, le feste, come a tutte le ragazze; ma anche allora io non ti dimentico, e quando sei là timido, quasi rincrescevole di trovarti fra la brigata festosa, il mio pensiero corre a te che solo stimo come il migliore, e che amo come quel solo che mi farà felice. Sei contento adesso?
E la bella fanciulla gettò le braccia al collo del timido giovane che, tremante, ebbro d'amore, le colse sulle timide labbra un bacio, il primo, il più voluttuoso.
Perchè come in tutte le cose vi sono nella medesima specie gradazioni infinite, vi hanno baci che non sono se non l'effetto di due labbra scoppiettanti sopra una gota, e baci che vi ricercano tutte le fibre dell'anima e del corpo: così avvenne al Branca, il quale sentendosi cingere il corpo dalle braccia della carissima amica, avrebbe desiderato morire allora allora e forse, se avesse conosciuto l'avvenire, non avrebbe avuto tutti i torti.
Giovanni stava per dire addio all'amica, quando — gli si drizzarono i capelli in fronte, e Bettina, atterrita, si sciolse da lui — una voce schernevole dalla strada, attraverso alla porta, disse queste parole:
— È questa la fine o il principio della fine? Giovanni Branca, hai dimenticato l'audaces fortuna juvat? Per voi, gentile fanciulla, io tradurrò il latino così: Una ragazza quando va in casa dell'amante, si marita senza prete.....
Il giovane, passato il primo sgomento, volle slanciarsi, aperto l'uscio, sullo sconosciuto e farsi ragione dell'insulto, ma l'Elisabetta, smarrita, si frappose piangendo.
Il lume, urtato, s'era spento cadendo dalla scala.
— Non t'affannare, Giovanni, per le mie parole indiscrete. La tua fortuna è nelle tue mani colla tua felicità....... Osa! osa! chè il mondo è degli insolenti.