— Questo giorno è senza dubbio fra i più felici della mia vita. Riconoscere il genio nell'infinita turba delle mediocrità e del volgo è per certo nobilissima cosa; ma il porgergli una mano soccorrevole, il poterlo premiare è ventura a pochi concessa. Giovanni Branca il vostro trovato è stato giudicato da questa sapientissima università, portentoso: ve ne sia lode quanto per noi si possa maggiore. Perciò in nome del nostro sovrano signore vi conferiamo il privilegio addimandato. Se nei dominii di S. M. Cattolica non tramonta il sole, il vostro nome non tramonterà nei secoli dell'umanità.
Tanta gioia era troppa: Giovanni quasi fuori di sè venne portato al suo albergo: per le vie una gran moltitudine con mille voci gli acclamava. Una aggraziata giovinetta fattasi ad un verone gli rammentò Elisabetta; essa gli gettò un bel mazzo di garofani odoratissimi. Ma Giovanni Branca non ravvisò più l'umile osteria che l'aveva albergato fino a quel dì, nel palazzo in cui era stato trasportato — un palazzo tutto oro, tappeti storiati, marmi e dipinti vaghissimi. Egli salì ad una loggia, da cui si mirava gran parte della città e del piano lombardo, e di lassù gli parve di scorgere un moto continuo ed instancabile nelle officine, in cui le arti fabbrili si giovavano del suo trovato.... E questa mostruosa rivoluzione nelle arti l'aveva fatta lui con tanta gloria; di questo insigne beneficio all'umana famiglia era lui l'autore con tanto plauso di coscienza..... Ma a quante cose non potrà applicarsi la scoperta? A che non la faranno utile, necessaria il bisogno e lo studio? Nessuno potè sapere quali strane visioni apparissero nella loggia al Branca, il quale, tratto quasi fuori di sè da tanto successo, si gettava prostrato a Dio, chiedendo mercè... Ma una voce interrompeva la preghiera, una voce più cara che non gli applausi della moltitudine, la voce di Bettina che veniva a gettarsi nelle braccia dell'amante: il quale sentendo fra le acclamazioni del popolo, fra i trionfi della gloria più ineffabili le gioie dell'amore, cominciò a dubitare fortemente che il proprio intelletto non vacillasse, e serrando al petto la fanciulla, gridò:
— Mio Dio! non ammazzatemi, tanta felicità è troppa... Mi basta il suo amore!
Chi sa quando Giovanni si svegliò nella sua cameretta in Cannobio, quanti auspicii trasse dal sogno? Chi lo sa? Io no, e voi?
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Evviva! La danza ferve: è la mezzanotte... Il ballo è diventato un turbine, in cui si avvolgono venti coppie di danzatori; la musica accelera le sue note, gli evviva scoppiano più clamorosi... è una vertiginosa ebbrezza!
Diresti che ad ogni amante riescì accoccare un bacio sulle spalle dell'amica sorridente; che ogni bella ha rapito un cuore, che ognuno ha dimenticato i dolori della vita!... I vecchi ritornano col pensiero agli anni della gioventù avventurata; i mercanti cessano di pensare al dare e all'avere, e se mai balena un pensiero che non sia follìa, tosto una spumante tazza di liquore lo seppellisce nel fondo al cuore. Venti coppie attendono in giro che i danzatori s'arrestino un istante per succedere loro, e la musica non cessa nè il tripudio sosta per riposare; ognuno si sente animato da una forza arcana.
Bettina non fu mai sì raggiante di gioventù e di bellezza, gli occhi di lei non scintillarono mai così vivamente; ella è tutto sorriso e grazia ed i giovani le si affollano attorno bramosi di ballare con lei sì svelta, sì leggiera. Molti — allucinati forse dalla festa tumultuosa — non ravvisano più in lei la modesta Bettina, e nessuno è senza ammirazione per quelle spalle, che rammentano i busti di Fidia, tanto tempo nascoste sotto la succinta veste della vergine gelosa. In tanta ebbrezza chi oserebbe chiederle un pensiero pel lontano!... Oibò! ella non ha un istante per pensare... tutte le voci, tutti gli sguardi le dicono con tanta melodìa:
— Bella! Bella! E la musica non è pure un inno alla bellezza di lei? No, in fede mia ella non può pensare se non che la è la regina della festa.
Non v'ha donna, sposa o fanciulla, che in ballo non preferisca, spesso senza saperne la vera cagione, un danzatore agli altri; un danzatore a cui sarà lecito quanto ad altri verrebbe tacciato di petulanza. Se un compaesano, assente, supponiamo, due mesi, fosse giunto quella sera, avrebbe fatto le boccacce ravvisando nel favorito di Bettina — chi l'avrebbe creduto? — Domenico, il mercante di vino, che malgrado i suoi nove o dieci lustri pareva avesse quella sera riacquistato la baldanzosa gaiezza della gioventù: la bellezza fascinatrice di Bettina lo aveva galvanizzato.