Se io avessi un milione da profondere in una villeggiatura, sclamai io lungo e disteso sul promontorio di San Remigio, abbracciando collo sguardo l'ampia e multiforme scena, che di là scorgesi correre attorno, qui io l'eleverei, certo che se per l'arte potrebbe avere molte rivali, poche senza dubbio ne avrebbe per situazione.

Tuttavia, siccome mi pare che per ora almeno non sorgerà nulla per mio conto su quel declivo, dopo d'aver passeggiato un'ora nella compagnia variata dei miei pensieri, me ne andai a visitare la villa del principe Poniatowski, a cinque minuti da Intra, sopra un gibboso declivo dei monti, in una posizione che dopo l'accennata è senza dubbio fra le più belle del lago.

La casa povera per architettura come in generale le ville verbanesi, per quanto ricca di suppellettili e d'agi, è un nulla in confronto della bellezza di un bosco di alte piante, al rezzo delle quali s'asconde, è un nulla appetto della vista che vi si gode da tutti i lati; meno il golfo delle Isole, s'ha davanti la più estesa parte del lago. Dalla palazzina scendendo a riva verso la parte superiore del lago si scoprono gli avanzi della villeggiatura Prina, sui quali è basata in parte la villeggiatura Poniatowski; portici, terrazzi, scale in istile del secolo passato. In un istante mi concorsero alla mente le scene sanguinose del 1814 a Milano; Prina, Foscolo, il parroco di S. Fedele, la plebaglia della piazza e gli assassini che dalle sale dorate, dietro una persiana, miravano compiersi la loro opera. Mi pareva di vedere Prina seduto in riva al lago guardare con terrore la sponda lombarda, tentennando il capo quasi per dire: s'io non avessi mai abbandonato questi pacifici recessi in seno alla natura ed agli studii!....

Prina era uomo onesto e di mediocre ingegno; l'assassinio solo scrisse con lettere di sangue il nome di lui nella storia.

La villeggiatura Poniatowski è una bella scena di Walter Scott.

XVIII. Intra non si trova che a Intra. — Perchè delle ommissioni. — Virgilio a Feriolo. — Salute a chi resta.

Eccomi finalmente a Intra.

Gl'Intresi attendono quasi tutti al lavorìo del cotone.

Gli operai d'Intra non esistono che ad Intra. Nelle grandi città spesso la sordida speculazione ammassa in oscure umide stanze centinaia di operai, che con rachitica pazienza tessono la ricchezza del padrone, muti, tristi, come in ragni da cantina. La sera appena il tardo orologio segna la breve libertà, uno ad uno, silenziosi lungo i muri sfilano alle loro topaie. Ad Intra in generale il fabbricante o per studii o per buon senno, per cuore quasi sempre, considera l'operaio qualche cosa più d'un istrumento da lavoro; lo considera come uomo e come cittadino. Industria attiva, intelligenza, non speculazione. Da ciò grandi opificii, ariosi, puliti, a cent'occhi; dappertutto acqua viva ed aria viva; la natura del lago e del laghista fa il resto. Entrate in una di queste fabbriche, ove migliaia di fusi dipannano, attorcono il cotone. Il carbone avvampa sotto le caldaie; il vapore sprigionandosi mette in moto mille ruote addentellate, attorno alle quali cento operai lavorano dodici ore della giornata. Il silenzio del capace opifizio non è rotto che dal cigolìo delle macchine e dalla voce del capo operaio.

Tutto è ordine, moto, lavoro, instancabile lavoro. Ma in quelle lunghe stanze se tu t'appressi agli uomini sentirai un sottile cinguettìo rompere la noia delle ore, e dalle donne una cantilena a mezze labbra, cinguettìo e cantilene, che appena tradotte alla libera aria la sera scoppiano in allegri canti clamorosi. Nell'estiva stagione lungo le case della Sassonia, sulla via a Pallanza, a Trobaso, quanti gruppi di belle ragazze inneggianti! Alla domenica quante partite al Pizzo Marone, ai paeselli del lago!