Tutte queste belle idee, or che ci penso, mi vennero in capo quando la vettura allontanandosi rapidamente, la visione s'era dileguata... S'io restava a Vogogna, sarei stato così moralista?

Mi ricordo che nelle storie corrono famosi, Giuseppe d'Israele e S. Antonio, per avere resistito al fascino della bellezza muliebre.

Ma se Giuseppe non portava un mantello slacciato? Quanto a S. Antonio, se la bellezza della tentatrice corrispondeva al ritratto lasciatoci dal De-Colonia, è presto spiegata l'astinenza dell'anacoreta.

La virtù è nella lotta.

Dopo Vogogna la valle si stende ampia, piana, verdeggiante sotto un vôlto ceruleo.

Il sole tramontava. Passando sopra un ponte di legno che cavalca la Toce, mi s'indicò il monte Rosa che faceva capolino sopra le altissime vette dell'Anzasca. Il suo capo ancora suffuso dai raggi solari, si confondeva quasi nelle aeree tinte del cielo, come quelle teste alate d'angeli degli antichi cartoni, i contorni delle quali sfumarono.

Nell'Ossola, il popolo al passare delle corriere postali, si ferma e si leva rispettosamente il cappello.

In breve le ferrate zampe dei cavalli risonarono strepitando sul lastrico d'una bella, pulita ed ampia via, che dritta corre come fra due linee di case modeste, allegre, colle persiane dal classico colore verde.

Domodossola è una curiosa cittadina. Da vedute fotografiche — invenzione che fra gli altri meriti risparmia la fatica del viaggiare — molti conoscono, senz'essersi mossi di casa, la piazza del mercato circondata da case di varia fisionomia, tutte a portici irregolari, con pilastri in pietra, colle gallerie dai piani superiori a traforo, coi balconi sporgenti e le grondaie protettrici e i camini a banderuola e le botteghe tutte diverse d'insegna, di porta, d'addobbo, di profumo.

Da questa piazza s'apre verso settentrione una via non meno bella di quella che vi scorge arrivando dal Lago Maggiore. Mi si disse che entrambe si devono alla strada del Sempione.