— Perchè non voi!

— Forse ambidue, susurrò l'Americano.

— Meglio ancora: ci batteremo al di là...

Allora gli stranieri, prima discordi, vedendomi facile vittima, si strinsero a' miei danni. Anche quell'Americano che aveva cantato l'Italia, o miserabile! derideva la mia nudità!

. . . . . . . Un velo sanguinoso passò dinanzi i miei occhi, saltai giù dal letto ed abbrancai furente la spada che m'offeriva il Tedesco. Pochi colpi ma di misura. Dopo cinque minuti egli cadeva nel proprio sangue. L'Americano, impassibile, mentre il Tedesco agonizzante gli raccomandava le sue 17835 iscrizioni e mezza, di un calcio lo rotolò sotto il letto.

Pareva che il mio braccio fosse guidato da una magica forza misteriosa: il Francese nella sua furia lasciò un istante il cuore allo scoperto; fu l'istante della sua morte. Ed eccolo in compagnia del Tedesco sotto al letto.

L'Americano, ad un tratto, mentre io, ebbro e sitibondo di sangue (e a dirla schietta, anche d'una chicchera di thè, a cacciar giù quell'imbroglio dallo stomaco), gli porgeva un ferro, trae di tasca una fiola, d'un sorso ne beve il contenuto, e borbottando un addio alla vita ed al piacere, s'abbandona mollemente a terra; quindi, oh meraviglia! per risparmiare a se stesso quel certo calcio surriferito, agonizzante, striscia, s'avvoltola, sdrucciola come un serpe ferito, sul pavimento, fin presso ai compagni sotto al letto.

L'Inglese, masticando il soliloquio d'Amleto, si disponeva, con eroico disprezzo della morte, ad infilzarmi nello spiedo. Solamente per amore di verità assicurò che una partita a pugni gli sarebbe stata più cara; ma, considerato il pregiudizio degli Italiani, che lasciano questo duellare ai facchini, si dispose a rendermi quel buon ufficio che desiderava. Oh come lunga, accanita, disperata fu la sua difesa! Assolutamente non voleva cedere alla sorte dei compagni. Eppure..... già mi capite. Il suo cadavere, cadendo a terra, urtò il cadavere del Francese; una viva scintilla di fuoco illuminò la scena.

Sfinito, mi coricai. Un lago di sangue innondava la stanza: le iscrizioni del Tedesco galleggiavano, come già i monumenti che le portavano in fronte soprastarono al deserto di ruine, che fecero le orde dei suoi connazionali. Il raggio di luna pareva si tuffasse con voluttà in quella gora, come una silfide nelle cilestri onde marine; dalla finestra socchiusa un venticello veniva a tergere colla sua fresca mano i sudori della battaglia, ed io me ne stava là sul letto come sopra un trono, o meglio sopra un carro di trionfo, allorchè la porta s'aperse, entrò una frotta d'uomini armati di rewolvers.

Erano Americani; ed il loro capo, sbottonatosi, cavò dal giustacuore una carta, la lesse: o Dio! era la mia sentenza!