Quella buona gente era partita di laggiù per accomodare per sempre la lite e disfare col ferro il nodo gordiano, cominciando la missione civilizzatrice col mandarmi le gambe in aria. Ed io, sentendomi ad un tratto più amante che mai della vita, e la morte già tirarmi pei piedi nelle sue gelide braccia, dato un rapido intensissimo addio a tante belle e care creature e cose, colla parola strozzata, balbettando, colle mani in aria ora in atto pietoso, ora irato, invano protestava aver io difeso l'onore della mia patria, invano invocava il nome del Licurgo americano, invano faceva appello agli scritti umanitarii della signora Beecher Stowe; già comprendeva che gl'italiani non debbono attendere soccorso che dalle proprie braccia, e un anello diacciato sulla fronte, la bocca d'una pistola, già stava per sbalzarmi addirittura al di là dello Stige, quando il garzone mi svegliò, come eravamo convenuti e mi presentò il conto dello scotto.
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Se la sentenza dell'Americano mi faceva capire chiaramente come tutti i popoli non sono generosi se non finchè nella partita s'avvantaggia il loro interesse, — salvo a piantarvi dopo il primo acchito — quella dell'oste a prima vista m'apparve come l'arcobaleno dopo un diluvio; a seconda mi fece osservare che io era tenuto quale inglese — s'intende naturalmente di quelli del tempo in cui gli animali parlavano, ed i ricchi non venivano in Italia a rattoppare la fortuna compromessa dagli Sport...
Dopo le prove della notte, uno scambio di nazionalità mi era troppo sensibile; quella birba, che aveva difeso l'Italia, m'aveva a prezzo della sua eloquenza, accollato il proprio scotto. Discesi e raccontai la cosa a ser l'oste: mi rispose che, quanto al prezzo, egli era convinto che gli stranieri potevano senza ragione di broncio pagare un po' più la sua ospitalità, quando godevano gratis tanti spettacoli; e quanto all'incognito, avergli detto che io era suo intrinseco amico, ed essere convenuto fra di noi che io avrei soddisfatto ogni cosa..... Così per giunta era tenuto pel suo amico, o Dio sa che cosa! Tuttavia dopo poche mie osservazioni, d'un tratto di penna tagliò la coda al totale, coda che io in onore della nazionalità italiana donai al garzone.
Non vidi più alcuni de' miei commensali. Il Tedesco era partito a mezzanotte colla corriera del Sempione in compagnia del Francese e delle sue 17835 iscrizioni — e mezza — l'uno pel Grimsel, l'altro per Ginevra. L'incognito era certamente passato ad intuonare un inno all'ospitalità svizzera (a 8, 10 e 12 lire al giorno, compreso il letto).
IV. Una giovenca ed il più bel cuore del mondo — Avete buone gambe? — Re in Valvigezzo — Anche sull'Alpi si trovano traditori — Requiescant in pace.
Che bel mercato è il mercato del sabbato a Domodossola! Le svariate e strane foggie degli alpigiani di tutti i monti circondanti formano uno spettacolo veramente curioso. Le vie e la piazza del centro erano tutte assiepate di carri a cui stavano attelati buoi di piccola statura; di panche su cui cesti di pomi, pesche, uve e pere di non grande dimensione ma colorite e gustose; di ortaglia, di forme rotonde di cacio; stiacciate, bislunghe, ovali, di butirro fresco; di scansìe su cui bottoni, spilloni, pettini, collane e le altre minuterie di cui è sì golosa la nostra contadina nè più nè meno che la canadese; di tavolati a cui appesi il velo, il fazzoletto trinato, la veste di seta, di cotone e di lana, tutte a vivi colori e il rosso campeggia; ed intorno a tutte queste botteghe ad aria aperta uno sciame di montanine fresche rubizze, di ragazzacci, di contadini, di vecchierelle secche, olivastre e tuttora vegete; un vociare poi di venditori, che fanno a chi strilla più forte, ed un gridìo continuo di ooh! ooh! dei conducenti le carrettelle cariche di foresti e di merci che vengono o vanno alle valli ossolane o all'Intrasca.
Sulla piazzetta che sta dinnanzi all'albergo, al primo mettere piè fuori, mi ferì la vista una bionda ragazza sui sedici anni, accoccolata presso il muro, coi dolcissimi occhi pregni di lacrime. Il volto aveva leggermente coperto d'una finissima lanugine tal e quale la peluria di una bella pesca di Lesa. E come una pesca incarnata le gote erano erubescenti. Fattomi a domandarle della causa del suo dolore, dopo qualche peritanza mi rispose mostrandomi un canestro pieno di frutta fresca sconciamente battuta e pesta. Una giovenca infuriata datasi a scorazzare pel mercato, aveva urtato nel suo canestro quando appunto stava per venderlo, e ne aveva fatto quel scempio, e due grosse lagrime venivano terse col rozzo grembiale di tela azzurra. Forse la fanciulla aveva corso pericolo ella stessa; ma l'essere scampata non la consolava della perdita, a guisa di quella bimba che, sorpresa sopra le rotaie di una strada ferrata dall'imminente convoglio, mentre le attraversava portando un pentolino di latte, caduta a terra dallo spavento, si rialzava incolume ma piangente perchè aveva rotto il pentolino e versato il latte. Le profersi di comprare quella frutta. Ella mi guardò estatica, dubbiosa quasi non avesse compreso. Una vecchierella che dall'abito pareva sua convalligiana la persuase ad accettare quelle poche monete di rame di cui le era sì poco generoso. Ella non rispose che con una lunga occhiata, in cui io lessi cinque o sei ore di cammino, ed una buona tirata d'orecchi dal padre a lei risparmiata: poteva dimostrarsi più grata?
Girellando per le vie, giunsi in faccia al duomo, che, fra parentesi, non ha ancora faccia. Entratovi, ammirai begli affreschi e quadri, che mi si dissero opera di valenti pittori ossolani.
Poco lungi dalla cattedrale vidi pure un'antica magione in viottolo dimenticato, a porte e finestre ornate di pietra tagliata. Sopra ogni architrave un'iscrizione latina. Tutte le finestre chiuse: le invetriate polverose, le soglie e le porte intatte. Pare dorma da lungo tempo. Quella casa così abbandonata mi parve uno dei tanti palazzi di Venezia che, disabitati, lungo i canali dei quartieri meno popolosi, vanno morendo d'inedia e di noia.