— Ah! sclamò con voce dolente il buon vecchierello stringendomi la destra fra le incallite mani, perchè non la pensano tutti come lei?
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All'indomani, procedendo poco oltre Olgia, godetti lo spettacolo delle sottoposte Cento valli, per cui in poche ore, a quanto mi si disse, si scende, passando ad Intragna, all'amena Locarno. La quasi deserta valle Cannobina, a cui si potrebbe discendere varcando da Malesco (prima di giungere a Re) il brutto passo di Finero non mi tentò affatto. A Craveggia, nota pel bello stabilimento di eccellenti acque minerali, ebbe i natali Pietro Ferino che, acquistata sui campi napoleonici fama di esperto condottiero, veniva tenuto caro da Napoleone e dallo stesso Luigi XVIII, che lo creava pari di Francia.
A S. Maria Maggiore, sul finire dello scorso secolo, accadeva una terribile scena. Una buona parte dei novatori che avevano occupato il forte di Domodossola, sentita la rotta dei compagni a Gravellona, si ritirava nella valle Vigezzo, donde nel giorno seguente, scendendo le Cento valli o la Cannobina, si sarebbe rifuggita nella repubblica cisalpina. A S. Maria i novatori stanchi dalla lunga marcia, abbattuti dalla fatica e dallo sconforto, sono ricevuti da certo Rassiga, il quale blatterando di politica in piazza era in voce di fautore dei Francesi. Egli corre incontro al drappello, e dopo di essersi rallegrato che il sole di S. Maria potesse vedere i redentori della patria, rincrescevole della troppo esigua capienza della sua casa, li guida in un albergo, li conforta di ciancie e di cibi, ed acconciatili alla meglio nelle stalle capaci, li lascia in preda ai sonno. Il loro capitano aveva colorito al Rassiga ed ai curiosi la precipitosa ritirata come una mossa strategica, tacendo dei disastri toccati. A mezzo la notte, buia come la gola del lupo, Rassiga è svegliato: che è che non è, un amico che giungeva allora allora dal piano, saputo dell'arrivo in S. Maria dei novatori e dell'accoglimento avuto, lo fa consapevole della loro rotta, e peggio, i soldati regi già stare alle porte del borgo, il pericolo imminente: fuggisse od in alcun modo provvedesse alla propria sicurezza. Rassiga era uno di quei tali che ignorano nulla essere più difficile che conservare un'opinione nel pericolo della vita. Che Dio non metta mai a questa prova la falange dei tanti!
Nella lotta, seppure vi fu lotta, prevalse l'egoismo: alle strette di dover perdere avere e vita, scelse il tradimento. Corse incontro ai regii; sè disse corpo ed anima pel trionfo dell'ordine: sapere che una mano di turbolenti si era rifuggita fra quei monti pacifici per commettere Dio sa quali abbominii su popolazioni devote al re: suo dovere di svelare il covo che ricettava le fiere, onde immolarle alla giustizia.
La paura dalle pallide sembianze condusse con mano tremante il tradimento attraverso le ombre della notte alla porta segnata; con passi di volpe varcano furtivi la soglia ospitale.
Fra la sicuranza del ricetto fratellevole e la stanchezza per la faticosa marcia, i fuggiaschi s'erano abbandonati al sonno, e già la fantasia pingeva loro d'attorno le scene famigliari delle madri, delle spose e delle amiche lontane, quando — un lampo — un tuono orrendo scoppiò, e s'udì per l'aere commosso un urlo... dal sonno fidente erano trabalzati nel nulla — tutti!
— Requiescant in pace, balbettò esterrefatto Rassiga.
— Viva il re! gridarono i soldati.