Oh! come rapidi quei giorni!

Intanto Segarello da Parma empieva l'Italia superiore delle sue ardite dottrine. Puri in mezzo a corrotti, generosi fino al sagrificio, fidenti nell'avvenire, entrambi s'interrogarono se essi pure non sarebbero discesi in Lombardia a propugnare la verità contro i profanatori del tempio. Abbandonato il Trentino coll'amica inspiratrice calò nella grande valle del Po, e predicando con tutto il calore e la forza della convinzione amore a Dio ed agli uomini, digiuni e mortificazioni, in breve tempo venne seguito da migliaia di proseliti, e sì alta ne echeggiava la fama, che lo stesso Dante colpitone scriveva di lui nelle immortali sue pagine. La favella piena di grazia e di carità, la soave bellezza di Margherita s'insinuava ad ammollire i cuori più duri, mentre fra Dolcino con ardire di apostolo assaliva i pregiudici più antichi senza temere d'incontrare la sorte di Segarello, arso vivo.

Ahi! che i trionfi davanti gli uomini sono brevi! Cominciarono le prove di Dio. Il vescovo di Vercelli leva con indulgenze una crociata contro il ribelle a Roma. Fra Dolcino, rifugiatosi nei monti del Biellese con poca parte di tanti seguaci, ad una duce e soldato, sostiene un lungo assedio. Fratello, che Dio non faccia mai soffrire a te quanto soffrirono Dolcino e Margherita! Le legna e le vettovaglie vennero a termine: la fame ed il freddo! — la fame che desta la ribellione, che stanca ogni più saldo proposito; il freddo che intirizzisce il braccio ed affievolisce il valore! I difensori sfiniti cadevano attorno alle bastite... alcuni disertavano... e la breccia dal nemico veniva compiuta quasi senza difesa..... Che più?

Il 23 marzo del 1307, dopo la più disperata difesa, stremati d'ogni forza, caddero nelle mani dei crociati, i quali, dopo ogni vituperio, a misura di tanaglie roventi e di carboni accesi fecero espiare ai due novatori il delitto d'aver sollevato migliaia di credenti contro i vizi del clero. Frà Dolcino sopra una catasta di legna nelle radure ghiaiose fra la Sesia ed il Cervio venne bruciato vivo. Per libidine di ferocia, Margherita dovette assistere all'estremo supplizio di chi dopo Dio l'aveva amata sopra ogni terrena cosa! Alla plebe Biellese era serbato lo spettacolo dell'animosa donna arsa sopra di un rogo. Di frà Dolcino non restarono neppure le ceneri: non resta che la memoria... non è vero?

— Sì, frate, a chi conosce quei tempi. Frà Dolcino, lasciata da parte ogni questione religiosa, è una bella figura del medio evo: guerriero ed apostolo in diverse condizioni di tempo, avrebbe operato grandi cose.

— Ma ora qual è la memoria di lui?

— A chi non ha sviscerato le idee di quel secolo, essa non è che la memoria d'uno che animava i fedeli ad armarsi contro l'Anticristo. Questi tempi aritmetici non possono di leggieri comprendere lo slancio dei nostri nonni per un'idea filosofica. Ora gli eretici seggono nelle Università e nei Parlamenti nel più buon accordo coi devoti; e se corre qualche saetta, svanisce in un fuoco fatuo di diario. Colle indulgenze non armereste quattro scaccini di sagrestia. Non v'ha che la patria che possa suscitare legioni con un grido.

— E Trontano... soggiunse dopo breve pausa il frate con voce scorata... e Trontano non s'onora di quel suo antico figlio?

— A dire la verità io ho sentito sempre a celebrare Trontano per...

— La patria di frà Dolcino?...