— No, per le più eccellenti castagne del mondo. Dalla qual cosa voi ed io potremmo dedurre copia di pensieri sulla vanità della gloria e sulla inutilità di farsi arrostire pel trionfo d'un'idea... Ma che? voi impallidite?

— Per le castagne! per le castagne!

E il povero frate accasciato sotto il peso della mia rivelazione stralunò gli occhi, barcollò e sarebbe caduto ruzzoloni se io non mi fossi affrettato a raccoglierlo nelle mie braccia.

Se non che in quel punto mi svegliai colle braccia conserte al castagno, contro il quale io aveva pure picchiato del naso nella furia di soccorrere il povero frà Dolcino.

I passeri sul tetto, sui rami, cinguettavano la loro antica canzone: tutto è amore, la sorgente sussurrava un idilio a note sommesse, ed il muro secolare continuava a guardarmi colle sue oscure occhiaie. Il castagno sotto il quale m'era apparso frà Dolcino, stendeva, agitandole con frenetica gioia, le sue braccia all'aria, ed i ricci dei suoi frutti mi parevano straordinariamente ingrossati a dispetto della gloria antica del conterraneo. Celebrava quel birbo il trionfo delle castagne sulla fama di una figura dantesca! La vite sola s'attaccava più salda, più stretta alle vecchie mura, festeggiandole colla frescura della sua ombra e colle ghirlande de' suoi tralci pampinosi; ed io, alzatomi e stirando le membra indolenzite, m'incamminai non so più dove, zufolando coi passeri:

— Tutto è amore!

VI. Il Sempione — Invenzione di un ponte per passarvi dissotto.

La valle più nota ai viaggiatori ed agli studiosi fra quante convengono nel bacino ossolano, è la valle percorsa da quella meravigliosa strada che sale al Sempione congiungendo Milano a Ginevra.

Valle Divedro diramasi da Crevola al valico del Sempione: il confine però tra gli Svizzeri e gl'Italiani sta a S. Marco, poco prima di giungere a Gondo. Nell'anno 1801 quella vastissima mente di Napoleone Bonaparte, ormai al colmo del potere, ideava una strada monumentale che valicando i gioghi alpini scorgesse dalla Svizzera all'Italia superiore: nel 1805 la grand'opera era già finita, a gloria principalmente degl'ingegneri italiani, i quali, quanto più ardua era la loro impresa in una valle selvaggia, ovunque dirupata ed asprissima, tanto più degna del nome romano seppero renderla, sì che gli stessi stranieri, troppo spesso ingiusti, dovettero rendere giustizia alla perizia loro.

Il tratto da Iselle a Crevola, anzi quasi tutta la valle, presenta una delle più orrende scene di distruzione: dappertutto frane di monti e sassi minacciosi pendono sul capo al viaggiatore; qua e là le volute della neve precipitano nella stagione invernale nell'oscuro fondo della valle, avvallando spesso quanto incontrano nell'irrompente rovinìo. Chiunque vide questo cammino tracciato con tanto ardire e tanta sapienza, consiglia al governo italiano a non risparmiare cure e danari per conservare una strada che, larga otto metri, con sei gallerie, attraversa tre provincie del regno, formando l'ammirazione pur anco dei volgari.