Ecco la tradizione storica che lo zingaro raccolse nel pulito e discreto albergo d'Iselle dalla bocca di un colto Ossolano.

Sul Sempione nel 1799 vi furono varie fazioni guerresche tra Francesi ed Austriaci. Nel 1800 il generale Béthencourt con mille soldati francesi e svizzeri, mentre Bonaparte, attraversava arditamente il gran S. Bernardo venne inviato ad occupare i posti di Iselle e di Domodossola. Ma in una procellosa notte un ponte di quell'antica stradicciuola era sprofondato in un abisso: nessun modo di passar oltre. Un coscritto, senza dubbio nativo delle Alpi, offre al generale il mezzo di scavalcare la forra, e senz'altro, leggiero come uno scoiattolo, striscia sulle rocciose pareti di quel burrone, aggrappandosi ad ogni masso, ad ogni cespuglio, e giunto in fondo, guada il torrente e s'arrampica sull'ertissima parete opposta, mentre i più tremano che un piede in fallo, un sasso malfermo o la vertigine lo precipitino frantumato nella sottoposta fiumana.

In questo la recluta è giunta, dopo infiniti sforzi, ad afferrare il ciglione dell'opposta parete — egli è giunto alla meta e tutti battono palma a palma. Il giovanetto s'era tratto con sè il cappio d'una grossa corda che egli aveva assicurato ad un pino dell'altra sponda, e tesala, l'annodò strettamente ad un macigno, sicchè venne così improvvisato un ponte sul quale, anzi sotto il quale sospesi alle proprie braccia, primo s'intende il Béthencourt, passarono i soldati armi e bagaglio ad armacollo. Di cinque cani che seguivano quella mano d'armati, due soli poterono giungere ai loro padroni: gli altri tre vennero trascinati dalla furia del torrente che non riuscirono a guadare.

È opinione dei più che il Sempione abbia avuto questo nome da Servilio Cepione nella guerra contro i Cimbri, della quale l'Ossola fu teatro per molte pugna, quantunque Cepione abbia combattuto non qui, ma nella Gallia. Dell'antico passaggio restano molte vestigia, particolarmente dal lato svizzero.

Presso Gondo, nella galleria più lunga della strada, havvi scolpita nel marmo quest'iscrizione, che meritava d'essere raccolta fra le 17385 e 1⁄2 dell'archeologo tedesco, a cui l'attica semplicità che la informa avrebbe risparmiato le fatiche del commento:

ÆRE ITALO 1805.

Delle cose naturali di questa valle sono fra le più notevoli le cascate di Frassinone presso la galleria di Gondo, e di Zwischbergen poco lungi. Se lord Byron avesse veduto — il che ignoro — la fantastica scena che in questi dintorni la natura dispiega, ho per fermo che il poeta ne avrebbe fatto teatro alle evocazioni del suo Manfredi. L'oscura profondità dell'abisso, il terribile disordine dei massi, le nembose vette alpine che si disterrano al cielo, le cupe tinte della luce empiono l'anima di una misteriosa temenza: l'abisso vi spaventa, salire su quelle piramidi è impossibile... Non vi movete: non un ah! di meraviglia o di terrore, non un respiro, che potreste svegliare quei massi penzoloni.... Vedete cosa vi sta scritto?

«È proibito di parlare sotto pena di morte!»

VII. Si parla di paesi non visti.

La valle Isorno stendesi dalla valle d'Ossola alle falde del pizzo del lago gelato tra la valle Antigorio e la valle Vigezzo, confinando nel fondo col Ticinese, a cui guida un sentiero passando sulle creste del pizzo suddetto. Questa valle lieta di pascoli è popolata nella bella stagione di armenti e di greggie. È quasi sconosciuta ai viaggiatori.