Del resto, menandogli buono il vezzo di scorrere a rompicollo i campi delle arti, su cui non ha mai saputo seminare, è un buon diavolaccio, niente scrupoloso, e se lo invitate a pranzo, vi divertirà assai.

L'altro, dalla barba prolissa....

Diamine, dirà il lettore, che capigliature, che barbaccie! Ve n'ha da imborrarne un pagliericcio! Eppure, lettore, mio, conviene sappiate che la capigliatura lunga e maledettamente ingarbugliata, la barba da Mosè sono per un artista che conosce il rispettabile pubblico una vera necessità. Che diavolo di talento volete voi sia racchiuso in una zucca pelata?

La barba ed i capelli incolti danno chiaramente a conoscere:

1. Che l'artista è tanto sublimato alla sfera della poesia, che ei riguarda le cesoie ed il pettine del parrucchiere come cose perfettamente inutili....

2. Che è un originale, un capo scarico, un essere anfibologico che sa d'ora in ora farsi angelo o demonio, secondo il garbo che dà ai diversi peli coll'aiuto delle sole mani....

Un maestro di musica, con cui ho stretta conoscenza, un giorno, dopo d'avermi dato un saggio d'un suo melodramma, mi confidava, che preparavasi a comparire degnamente innanzi al pubblico lasciandosi crescere i pochi capelli.

3. La copia dei capelli è viva immagine della forza: la lunghezza esprime il disprezzo degli usi del bel mondo, e l'arruffatura la continua lotta delle idee: tre cose che hanno gli incontestabili effetti d'ingannare il pubblico e di economizzare alla barba dei parrucchieri.....

— Signor scrittore, vorreste dirne quale affinità hanno i parrucchieri colle arti?

— Più di quanto pensate. Vi faccio grazia di quanto potrei dirvi sull'influenza dei sarti e dei cappellai, ma vi domando: