Luig. — Davvero?

Gius. — Certo. Ho visto più d'una volta che mentre può accendersi per un'impresa generosa, il sentimento del dovere parla in lui sempre più forte dell'entusiasmo... Noi abbiamo molto bisogno di giovani cosiffatti... Anzi, se non ci fosse... (Ma che dico?) Parliamo di Tullio... Vedi, io sarei proprio contento che ti piacesse, e che fosse degno di te, perchè col dono della tua mano riparerei senza farti torto alle ingiustizie della sorte che bersagliò il mio povero fratello.

Luig. — Tu giudicherai se egli mi convenga; quanto al piacermi o no, non dubitare che te lo dirò presto, sinceramente e senza leggerezza.

Gius. — Oh brava la mia Luigia, e sta pur sicura che se non ti piace non l'hai da sposare.

SCENA III.

BOBI dal fondo con PROSPERA. Detti.

Prosp. (a Bobi). — Ecco il signor avvocato Savelli.

Bobi. — Lui?

Luig. — Vado ad aspettarti in giardino. Prospera. Signore... (esce dal fondo)

Prosp. — Vengo subito. (a Bobi porgendogli una sedia) S'accomodi.