Gius. — Veramente non farei più l'avvocato; ma poichè s'è disturbato a venire quassù, e non si tratta che di un consiglio...

Silv. — Mi permette di accompagnare la signora Prospera in giardino?

Gius. — Non mi lasci, pigli un giornale. (È vero che si contenta di sperare; ma non vorrei che sperassero in due).

Prosp. — Allora sarà per un'altra volta. (esce dal fondo)

Gius. — Con chi ho il piacere di parlare?

Ger. — Geremia Geremei, fabbricante di antichità e di decorazioni a scelta... Solamente a guardarmi lei capisce subito che non ho ammazzato nessuno, e che non vengo a disturbarla per cercare il modo di farla liscia colla giustizia. Amo anch'io la libertà, sebbene sotto certi aspetti si stesse meglio prima, e non c'è nessuno che mi valga nel far la guerra ai preti e nel sostenere i fondi pubblici... Ah! non ho superstizioni io: mangio salame e prosciutto tutti i venerdì...

Gius. — Un bel coraggio.

Ger. — Non lo dico per imbottirmi, sono un buon patriotta; e quando c'era la guardia nazionale buon'anima sua, non ero di quelli che pagavano cinque lire per sottrarsi al servizio! Piuttosto l'avrei fatto io per gli altri, se non mi avessero creduto degno del grado di caporale...

Gius. — Favorisca di venire al concreto.

Ger. — Subito. Il concreto è che m'hanno ficcato nei Giurati.