Gius. — Non dica di più e s'accomodi. L'avvocato Silvestri, sostituto Procuratore del Re.
Marc. — L'ho già visto in tribunale; visto, sentito ed ammirato. (s'inchina a Silvestri e a Prospera, la quale lo ricambia e poi esce dal fondo) Dopo lei... Dopo lei, se non disturbo. (siede) Ma se per caso disturbo... (si rialza)
Gius. — Ma la prego... (Che sia già un cliente di Tullio?) Ella conosce adunque mio nipote?
Marc. — Moltissimo, illustre signor avvocato commendatore!
Gius. — Mi chiami semplicemente come desidero, signor Giuseppe.
Marc. — Modestia antica! Virtù perduta! Non per nulla lei è onore e decoro d'Astrea, degno rivale del Bastiani, il maestro di suo nipote, valoroso criminalista, ma meno di lei forte nel civile quanto nel criminale!
Gius. — Lei mi confonde... (Deve essere un pezzo grosso). E lei che ne dice di mio nipote, signor commendatore?
Marc. (si alza, s'inchina e risiede). — Grazie, ma non lo sono ancora. Di suo nipote non dico che una cosa, un pensiero, una frase: tutto dimostra in lui che è nato esclusivamente per il foro!
Gius. (a Silvestri). — Sente?
Silv. — Non mi fa meraviglia; è suo nipote.