Marc. — Ma un avvocato parla di tutto, siccome quello che può trasformarsi a suo piacere in tutto quello che vuole, in un giornalista come in un amministratore, in un uomo di Stato come in un banchiere. Pigli invece un medico. Pigliamo anzi un teologo... (scompare cogli altri dalla sinistra)
Petr. (ultimo ad uscire). — Ma che teologo! A quest'ora piglierei qualche cosa di più sostanziale. (via)
SCENA XI.
TULLIO, in elegante abito da mattino, seguito da un SERVO che porta una sacchettina da viaggio, dal fondo.
Tullio. — Zitto, zitto, che preferisco di fare loro una sorpresa!
Servo. — La stanza destinata a lei è di qua, nel quartiere del signor Commendatore. (esce dalla destra)
Tullio. — Non ho bisogno di nulla per ora. Mi tolgo questi guanti, ne infilo un paio di nuovi, e la mia toeletta è bell'e fatta... Che sorpresa per Luigia! (si guarda attorno) Ma la sua sorpresa non sarà certo maggiore della mia: che fattoria è quella dello zio, che villa, che giardino, che mobili! E come ogni cosa mi sorride! I contadini su per la salita mi salutano, i cani, invece di abbaiarmi, dimenano la coda, e tanto i buoi che gli asini mi danno delle occhiate fraterne... Ci sono delle piante che mi stendono con un fremito d'amore i loro rami fronzuti sul capo, per difendermi dal sole... E quelle poltrone lì non mi stendono forse i loro bracciuoli con un amabile s'accomodi? Grazie tante, più tardi, dopo desinare! Ma io capisco il segreto di così bell'accoglienza! Contadini e asini, cani e servitori, mobili e piante, presentite tutti (abbassando la voce) che il vero padrone qui sono io! (il servo dalla destra saluta con un profondo inchino Tullio, ed esce dalla sinistra) Che cosa dicevo? E se quello lì non è un imbecille, mi manda subito la mia Luigia... Se si fosse fatta più bella, se fosse per giunta allegra e spiritosa, allora io non avrei più nulla a desiderare! Ma perchè tante immeritate grazie di Dio? Perchè io ho la fortuna di essere nipote di uno zio che vale tutti gli zii di America!
SCENA XII.
LUIGIA dalla sinistra. Detto.
Luig. — Tullio?