Silv. (si alza). — Poichè l'accusato conferma da se stesso l'accusa e le testimonianze, non solo crederei inutile ogni altra mia considerazione, ma altamente offensiva al senno dei signori Giurati, i quali non hanno più alcun motivo di esitazione nel giudizio de' fatti. (siede)
Pres. — La parola è ora all'onorevole avvocato della difesa. (Petronio e Marcolini zittiscono per far silenzio)
Tullio (in piedi). — Signori Magistrati! Signori Giurati!
Petr. — Che bel timbro!
Tullio. — Non è senza una viva emozione che io faccio sentire per la prima volta la mia voce in questo sacrario della giustizia. La prima volta che un uomo trovò in sè tanta eloquenza da salvare il diritto impotente ed oppresso, quell'uomo si chiamò avvocato. La troverò io per difendere un imputato che è anche confesso? Sì, onorevoli signori; ma a condizione che voi sappiate spogliarvi di ogni preconcetto sociale, non restando altro che uomini di cuore. — Il Pubblico Ministero non poteva fare che il suo mestiere, ed ogni sua parola, siccome convenzionale, non può essere che un pretto non senso, per non chiamarla menzogna.
Silv. (al Presidente). — Io la prego di richiamarlo all'ordine.
Tullio. — Ma non l'ho chiamata menzogna, non la chiamo; e se incomincia coll'interrompermi...
Pres. — All'ordine... all'ordine.
Tullio. — Chiarissimi signori Giurati, non occupiamoci adunque che del ben più interessante individuo che vi sta dinanzi. Guardiamolo coll'occhio della scienza. Il nostro celebre alienista ha dichiarato che è un individuo degenerato: si capisce, è nato da padre bevitore e stravagante. Aveva uno zio idiota ed un fratello morto probabilmente di epilessia. C'è gente che assicura abbia avuto un cugino pazzo. Ad ogni modo guardatelo: ha il cranio carenato cogli zigomi come i giapponesi e un'assenza assoluta di ogni gibbosità frontale e parietale. Un vero idiota microcefalo. Ama Valori e lo ferisce: amnesìa: pigrizia, primo carattere dei delinquenti nati; mancanza di affetti, secondo; pensa ai giornali, vanità delittuosa! Quest'uomo agisce adunque secondo l'istinto naturale, e per lui non può esistere nè il bene nè il male. — E la prova della mia asserzione, la prova della scienza sapete chi ve la favorisce? Non par vero, lo stesso Pubblico Ministero! Difatti egli ci assicura che fin da bambino Bobi sfugge la scuola, e adulto passa la notte in giro. Ma perchè non ha voglia d'andare a scuola? Perchè intuisce che nella scuola non si può imparar nulla, mentre ognuno può imparare dal sole che la vita è luce e non ombra, e dalla natura che l'uomo vuol essere libero e felice. Ah! sicuro, il Pubblico Ministero, nella ristretta cerchia delle sue idee da pedagogo, preferirebbe ch'egli alla sera frequentasse le scuole serali! Ma quale insegnamento possono esse dare che sia superiore allo spettacolo delle armonie sideree, dalla stella che fila alla nebulosa che svanisce? Nessuno, e perciò egli va coraggiosamente a spasso, impiantando così le prime fondamenta al principio: libero scolare in libera ignoranza!
Pres. — Un momento, signor avvocato. Mi duole di doverla avvertire che se per caso volesse avviarsi a fare l'apologia della colpa, mi vedrei obbligato a toglierle subito subito la parola.