La presenza di crioconite e la sua composizione serve a dimostrare con ogni certezza quanto ho sostenuto già da tempo[29] che cioè l’aria dell’alta montagna racchiude anch’essa numerosi corpi stranieri.
E qui fa d’uopo di ben precisare la questione; se si parla dell’aria di montagna nei periodi di calma, non c’è dubbio che essa si debba considerare come esente o quasi da ogni germe sospeso; questo fatto, già noto per l’esperienza di vari autori[30], abbiamo potuto confermare parecchie volte nel 1895 esponendo alcune scatole Petri, contenenti gelatine o agar sterilizzati, per 24 ore all’aria in varie località, al Corno del Camoscio sopra il Col di Olen, al Telcio e in prossimità dell’alpe Lavez. Nessuna di queste scatole accusò pure un germe. È troppo chiaro che l’atmosfera essendo calma, i germi sospesi nelle zone basse non possono salire, mentre quelli giacenti al suolo della montagna, i quali si van facendo più rari quanto più ci si allontana dai luoghi dove è più attiva la vita vegetale ed animale, non sono smossi che raramente per essere la regione quasi affatto disabitata.
Io credo inoltre che una parte considerevole dei germi viventi che siano pervenuti in qualsiasi modo a una certa altezza, vi periscono in breve tempo, e mi conforta in tale opinione, la quale tuttavia merita di essere confortata da altre più numerose osservazioni, il fatto che nella neve nei pressi delle Capanne-rifugio Gnifetti e Regina Margherita, dove sono numerose le deiezioni umane, non abbiamo trovato quella quantità di microorganismi che era ragionevole aspettarsi. Su questo fatto dirà più particolareggiatamente la relazione del dott. Scofone.
Ma appena s’alzi dal piano il vento ad assalire i fianchi del monte, ecco che l’aria di montagna si carica di polviscoli non meno di quella dei centri abitati. Questo stato di cose è pressochè abituale in alcune zone, dove il vento regna continuamente. La punta del Monte Marzo, sulla quale io feci le esperienze del 1883, si trova appunto in queste condizioni, poichè il contrafforte che chiude la Val d’Aosta a destra della Dora, di cui il Monte Marzo fa parte, è quasi di continuo esposto ai venti, e le nubi vi fanno dimora abituale. I nomi stessi di alcuni passaggi: Col Nivolé, Col della Nuva (da nuvola) indicano questo fatto. Perciò si comprende come io abbia allora trovato abbondanti germi, assai più numerosi sulla vetta dove era continuo quasi il soffiar del vento, che non a qualche centinaio di metri sotto, dove era il casolare che ci alloggiava[31].
Siccome lo stato atmosferico in montagna è soggetto a frequenti e improvvisi mutamenti, così è erroneo esprimere con una media il contenuto in corpuscoli sospesi nell’aria, come si fa per altri componenti quali sarebbero l’acido carbonico, o l’ammoniaca, i quali, benchè soggetti a leggere variazioni, sono pure continuamente presenti. E se si vogliono pure aver medie, non è filtrando qualche metro cubo d’aria per poche ore che si potranno avere i dati per stabilirle; ma bisognerà trarli ripetendo le osservazioni nelle varie condizioni meteorologiche che si succedono con tanta frequenza in montagna.
Il miglior metodo è ancora l’esame delle nevi, quali ho praticato in lavori precedenti[32], perchè, sebbene non dia dei risultati quantitativi, permette di ottenere un’idea completa dei materiali contenuti nell’atmosfera, mentre le correnti degli aspiratori non trascinano che i corpuscoli più sottili e leggeri.
È necessario sopratutto, discorrendo dell’aria di montagna e dei materiali che contiene sospesi, tener presente che le condizioni lassù non sono come quelle di una città in cui il continuo moto e il viavai riempie l’aria di polvere e le impedisce di purificarsi, sì che la polvere diventa un elemento costante dell’atmosfera; in montagna poche ore di calma o il sopravvenire d’una nevicata depurano quasi completamente l’aria; ma il sorgere subitaneo d’un vento o d’una procella di neve rigettano nell’aria i turbini di materie solide di cui s’era liberata.
Dott. Piero Giacosa
(Sezione di Torino).
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