Tanto vero che Alessandro Dumas nel 1860, venuto a Napoli al seguito di Garibaldi, fece di quella storia, credendo di colorirla, un cattivo romanzo. Ma i nomi di Re Nasone, di Carolina, di Acton, di Lord Hamilton, di Emma Liona, di Nelson, di Speciale, di Guidobaldi, di Fra Diavolo, di Pronio, di Rodio, di Sciarpa, di Mammone, del cardinale Ruffo, del prete Toscani, di Mario Pagano, di Domenico Cirillo, di Manthoné, dell'ammiraglio Caracciolo, del conte di Ruvo, di Eleonora Fonseca-Pimentel, della duchessa San Felice, sono rimasti nella storia, e molti anche nella leggenda popolare, come ricordo di un'epoca straordinariamente avventurosa e sventurata, con un'impronta di grandezza mostruosa o misteriosa nel male e nel bene.

Un'êra che, sebbene consolata anche da esempi di aurea lealtà e di virtù antica, è piena peraltro di tradimenti nefandi, di dolori e supplizi ineffabili, che avranno sedici anni dopo il ferale epilogo giù al Pizzo, nel cuore venale e vipereo di Barbarà e Trentacapilli, nel cuore generoso e ambizioso di Gioachino Murat, rotto, sul fior degli anni, dal piombo borbonico.

Questo, o un altro di quei portentosi generali napoleonici, che cavalcavano superbi e impavidi al fuoco alla testa della vittoria, Michelet chiamò con frase michelangiolesca: Un grand drapeau vivant.

Come si potrebbe invertire la frase per quel re Ferdinando fuggiasco di professione, che scappa sempre, scappa da Roma, scappa e riscapperà da Napoli, sfumerà da per tutto dove fischiano le palle e sventola una fulminata bandiera?

Fosse stato almeno soldato, poichè re di fatto non era lui, ma sua moglie, cui Napoleone, ripetendo un detto di Mirabeau a proposito della sorella Maria Antonietta, chiamò l'unico uomo della corte di Napoli. Invero tra le due figlie di Maria Teresa, come tra i due loro mariti, correvano parecchie somiglianze, e tanto l'imperiosa inframmettenza delle une quanto la debolezza frolla degli altri ebbero non ultima parte nei casi funesti che contristarono i rispettivi regni.

Bensì tra le somiglianze v'erano molte differenze a vantaggio della coppia francese, se non altro quella che dà l'aureola sacra della sventura. E mentre Maria Antonietta scontò le colpe sul patibolo, l'altra, vera e principal causa degli errori e dei pericoli dello Stato, della infelicità della sua casa e del suo popolo, attraverso le fughe fatte a tempo e più caute di quella di Varennes, attraverso gli spergiuri sfrontati e le persecuzioni tiberiane, seppe morir vecchia presso Vienna sopra una poltrona dove la trovarono spenta, colla bocca contorta e gli occhi sbarrati, come se per la prima volta leggessero nel libro del rimorso. E Ferdinando, dal gran dolore che ne provò, poco più di un mese dopo si sposava la principessa di Partanna, che gli aveva consolato l'asilo della Conca d'oro.

Ma la politica di Maria Carolina ebbe a strumenti e suggeritori, complici e indettatori nel tempo stesso, stante la potenza che, per cagioni varie, alcune delle quali non confessabili, esercitarono sull'animo suo, tre personaggi, tutti e tre inglesi, due dei quali in ciò trovarono la loro non invidiabile celebrità, e l'altro appannò la sua, la più fulgida e bella di tutte, perchè eroicamente acquistata a prezzo della vita e in servizio della patria.

Essi furono Acton, Nelson ed Emma Liona divenuta Lady Hamilton, che fu la vera anima dannata della regina, e anche dopo morta non le ha reso un buon servizio. Perocchè si è appunto il carteggio tra loro, conservato nel Museo britannico, che ha distrutto i tentativi di apologia e riabilitazione fatti nel passato da varii scrittori borbonici e più recentemente dall'Ulloa e dal Barone di Helfert, dei cui libri del resto fece ragione da par suo un mio amico, pieno d'ingegno operoso, che ha cercato il ricovero tranquillo agli studi, il secessum scribentis qui a Firenze, voglio dire Giovanni Boglietti.

E poichè di questi personaggi che, colla politica sbagliata, fecero nascere infelicemente una repubblica infelice, e, colla politica insensata e feroce, le dettero modo di divenire gloriosa cadendo, e fatidico esempio alla succedente generazione, è impossibile non tratteggiare in succinto l'indole e la figura, non ho bisogno di dire che in un discorso viene meno la prova dei giudizi e la critica dei documenti. S'intende quelli essere improntati a questi che abbondano e, vagliati a dovere fra attestazioni spesso discordi e partigiane, danno la verità serena e imparziale, che oramai c'è facile di professare. Imperocchè abbiamo almeno dalla libertà ricevuto questo precetto e questo benefizio, di dovere e potere essere imparziali anche con quelli che tentarono strozzarla sul nascere col capestro del manigoldo.

E, insieme ai caratteri dei personaggi, non è possibile non toccare, anche di sfuggita, gli eventi politici che precorsero la repubblica, e che ne coloriscono il significato intimo e i destini.