E, in ogni modo, gli errori della sua politica cominciarono prima. Cominciò prima la sostituzione dell'influenza austriaca a quella spagnola, e de' legami artificiali di famiglia a quelli veri e storici degl'interessi dello Stato. Cominciò prima l'abdicazione, nel ritorno da Vienna ove ordì un triplice matrimonio di tre suoi figli con tre figli del fratello imperatore, l'abdicazione ai piedi del Papa della politica del Tanucci che, per sua opera, a malgrado i lunghi e intemerati servigi, era stato levato di seggio, e che ebbe il solo torto, comune ad altri strenui ministri anche recenti, di mostrarsi da principio querulo e scontento della disgrazia. I grandi uomini, quantunque dicano di no, devono trovare molto gusto al potere, se il perderlo li fa dimentichi della propria grandezza in faccia alla storia! Cominciò prima infine il suo favore per il cavaliere Acton, un bell'uomo e una brutta anima, ignobile per private ingordigie e frenetica ambizione, che a poco a poco, da lei spalleggiato, da ministro della marina divenne ministro della guerra, maresciallo di campo, senza avere, come il sovrano, mai visto il fuoco sul campo, e infine una specie di gran cancelliere onnipotente.
Egli era nato a Besançon di famiglia oriunda inglese, ma stabilita in Olanda. Dalla Francia, dove aveva preso servizio nella marina, per dissapori rimasti sempre misteriosi, passò in quella ducale toscana e servì vittoriosamente Carlo III, nel purgare il Mediterraneo dai corsari d'Algeri.
Per questa fama nel '77 fu chiamato a riordinare la marina napoletana, la quale, sebbene il regno fosse bagnato da tre mari, era in condizioni miserevoli. Operoso e avido, vi fece buone riforme con grandi sprechi. Ma, sottile e volonteroso, entrò pian piano nelle grazie della regina, apprezzandone i vezzi, agevolandone col denaro del suo dicastero le prodigalità, e sopratutto secondandone la politica austriaca.
Vero è che questa, come bene osservò uno scrittore che tutto quel periodo ha studiato con grande amore, il Conforti, nel ventennio precedente al 1790, quando l'Austria era riuscita a farsi la Francia alleata e poco meno che soggetta, e la Spagna ridotta impotente, era quasi imposta dalle circostanze. Bisognava solleticare l'Austria per sfuggire alle sue mire sull'Italia.
Le quali peraltro non scemarono per questo, tanto che l'Austria, mostrando di temere più che la rivoluzione francese l'unione italiana, impedì, anche dopo l'arresto di quei monarchi, l'ardito disegno di vigile confederazione a difesa che il Napione aveva suggerito al re di Sardegna, e che fu ripreso, contro alle solite tergiversazioni della decrepita Venezia, dall'Acton, unico atto politicamente elevato della sua dittatura.
La Francia se ne insospettì temendo che Napoli volesse uscire dalla neutralità; che non fu mai sincera, fu una commedia rappresentata per interesse, paura, e impotenza, ma mordendo il freno e aspettando l'occasione. “Neutrales de nom et jamais de sentiment,„ scriveva la regina. La perfidia e la doppiezza furono allora e poi la politica tanto riprovevole quanto vile e stolta di quella corte.
Agli utopisti di tutto il mondo, come Carlo Botta, che era dei loro, chiamava quelli che aspettavano dalla Francia la nuova êra di libertà, apparteneva la parte più dotta e migliore di Napoli, dove nel 700, come in genere in ogni tempo, erasi raccolto, da Vico a Pagano, il fiore dei pensatori, l'avanguardia del progresso intellettuale italiano.
Onde il governo cominciò a sospettare e dimostrarsi cupo e vigile, qualche volta in modo ridicolo, come quando, alcuni giovani nobili facendo le corse dei cavalli da Chiaia ai Bagnoli, Giovanni Acton, che non era un Pindaro, li fece ammonire, perchè, diceva egli, imitavano le corse olimpiche!
Fu istituito un magistrato di polizia con a capo, col nome antico di reggente della Vicaria, Luigi Medici dei principi di Ottaiano, anch'egli oriundo per famiglia di Toscana e discendente da quel Bernardetto dei Medici cugino di Cosimo e di Giulio. Era giovane ardito, scaltro, ambizioso, di maniere attraenti, di bella persona, e perciò assai gradito alla regina, e perciò anche sacrato a sventura, quando l'Acton, che non pativa rivali, ordì più tardi contro lui una iniqua calunnia di tradimento, che lo perdè.
Il reggente, col qual nome il Medici passò nella storia di quel tempo, esercitava anche la polizia politica, ma in seconda riga e sotto l'ingerenza minuta dell'Acton, che pendeva dai cenni della regina; la quale inaugurò l'età dell'oro della spia, di cui diceva essere a torto il nome infame, mentre essa l'inalzò a ordigno precipuo di governo e colonna dello Stato. Le sue dame di palazzo, i suoi amici tutti dovevano essere delatori per lei, e quindi fu giusto compenso se un governo alleato le mise la spia in casa. Questo fu l'inglese che, quando il ministro Pitt levò il vessillo di una generale coalizione contro la Francia, seppe attrarre e annodare indissolubilmente la Corte di Napoli nelle spire della sua politica.