Tale politica potea parere assurda fatta da una nazione libera contro un'altra che levava la bandiera della libertà, per imitare appunto, diceva, le sue istituzioni. Balbo anzi assegna alla rivoluzione francese questo significato, di ripristinamento delle istituzioni rappresentative. Perciò che abbiamo detto da principio, questo suo troppo angusto concetto non può accettarsi, ma comunque l'Inghilterra sapeva che le teoriche astratte senza contenuto storico e le forme parlamentari senza le relative istituzioni civili sono proprio la negazione della libertà inglese, come ne sarebbe stata la negazione una politica non consentanea agli interessi nazionali e nelle colonie e nel Mediterraneo.

Alla regina e ad Acton non parve vero veder partecipato da una sì grande potenza il loro odio, e inoltre, a renderli proni strumenti della politica inglese, ebbero gran parte due personaggi che l'avranno grandissima sullo scioglimento finale del dramma, l'ambasciatore inglese Sir Guglielmo Hamilton e sua moglie.

Egli era un ricco signore d'antica stirpe scozzese e fratello di latte del re Giorgio IV. Artista e studioso, epicureo e dotto, (due cose che non fanno a pugni, tutt'altro!) contemplava la bellezza morta negli ipogei, di fresco risuscitati al sole, di Pompei e di Ercolano, e non era insensibile a quella viva e palpitante. A Napoli, ove rimase 26 anni, ora assai stimato e ben voluto. Ebbe gran dispiacere quando seppe che un suo nipote, Carlo Grewille del Foreign-Office, discendente del gran Warwick le faiseur de rois, aveva dato fondo al patrimonio paterno per una donna di malaffare, Emma Lyon, nata da poveri lavoratori di campagna, poi a volta a volta bambinaia, cameriera, donna di servizio in una taverna, modella, che aveva già rovinato alcuni altri e che egli aveva ricevuto dalle braccia del ciarlatano dottor Graham. Questo Cagliostro inglese, che si diceva inventore della Megalantropogenesia ossia dell'arte di procreare grandi uomini, faceva conferenze magiche al teatro Adelfo di Londra sulla salute e sulla bellezza, valendosi a dimostrazione viva e parlante di Emma, con un metodo che Frine sperimentò buono e valevole anche coi giudici dell'antica Grecia.

Grewille voleva sposarla, e lo zio si opponeva per orgoglio di razza e sentimento di onore, finchè, quando l'ebbe veduta, ne fu talmente arso e soggiogato, che pensò bene di sposarla per sè, pagando in cambio al nipote i debiti, che non erano pochi. E così, a prezzo di un vergognoso mercato, nell'autunno del 1791 Emma Liona, di appena trent'anni, divenne moglie dell'ambasciatore che ne aveva 68. Lady Hamilton, non ricevuta dalla corte di Londra, potè farsi presentare a quella di Napoli per interposizione di Pitt che ne fece la propria spia, una spia di cartello, per la quale potè perfino avere le lettere originali del re di Spagna al fratello Ferdinando contro l'imperatore, onde nacque il bombardamento di Cadice e la battaglia del Capo San Vincenzo. In breve tra lei e la regina si strinse una estrema confidente intimità, che la fe' divenire il più abile e sicuro strumento di influenza e comunicazione tra la corte e l'ambasciatore prima, tra la corte e l'ammiraglio Nelson poi.

Questi approdò a Napoli la prima volta nel settembre del '93, poco dopo pattuita l'alleanza coll'Inghilterra, a recar notizia della presa di Tolone, e a chiedere, per tenerla, pronto rinforzo di soldati napoletani. Non era ancora ammiraglio ma semplice capitano della nave Agamennone; aveva uno splendido stato di servizio attestato da un occhio perduto e da molte cicatrici; e nutriva per la Francia un odio punico ereditato, egli diceva, dalla madre. Giovane di 35 anni, marito ad una creola vedova con un figlio, piccolo, smilzo, dall'aria di un ragazzo goffo, giallo di febbre coloniale, ma tempra indomita, squisitamente sensibile, occhi ardenti, cuore avvampante ai due amori che scaldano tutte le anime grandi: la donna e la gloria. Ospite di Lord Hamilton fu subito preso di Emma, ammaliante ognuno, non solo per la divina figura che il primo colorista del tempo, il pittore Romney, diceva “la cosa più bella uscita dalle mani della natura,„ e la celebre pittrice Brun “figura staccata dal sarcofago del Belvedere,„ ma non meno per il tono della voce soave nel canto, per le maniere eleganti e seducenti che le aveva procurato a forza di lunga educazione e di grandi spese il povero Grewille. Il fascino della nuova Cleopatra, della sirena del golfo, il cui incanto era stato tante volte messo all'incanto, non abbandonerà più il dominatore dei mari, e per lei sarà l'ultima parola del suo testamento, dove la raccomanderà come sacro legato all'Inghilterra; per lei l'ultimo pensiero sulla tolda della nave vittoriosa a Trafalgar!

Ma ora il dovere lo chiamava altrove, al Capo San Vincenzo, a Teneriffa dove perderà il braccio destro, e infine a dar la caccia pel disputato Mediterraneo a Bonaparte. E intanto la Francia, che non avrebbe avuto nè volontà nè interesse di attaccare Napoli, stanca dalle mene e finzioni di una corte che non sapeva nè far la guerra nè vender la pace, inviava il naviglio del Truguet a imporre la rottura delle relazioni coll'Inghilterra e la neutralità. Tutto fu promesso in fretta e furia per viltà, e i rappresentanti francesi Mackau e Latouche colsero l'occasione dello sbarco per accontarsi col partito liberale che cominciava arditamente a organizzarsi e manifestarsi.

Quel partito, il cui vessillo onorato era tenuto in alto da Mario Pagano, si faceva adulto specialmente per l'esosa persecuzione, e cominciava a pensare alla rivoluzione e alla repubblica, senza badare all'abbrutimento in cui giaceva il popolo. Nei clubs e nell'accademia dei Filomati, che raccoglievano il fiore dei patriotti, come allora presero a chiamarsi, per la prima volta si palesarono fra gli altri Eleonora Fonseca Pimentel, e Ettore Carafa conte di Ruvo. La massoneria lavorava segretamente. Nel '700 si ebbe un ricorso dello spirito di misticismo, e fu il secolo dei Weishaupt, dei Mesmer, dei Cagliostro, degli Svedemborg. Così nei primi anni surse in Inghilterra la massoneria e di là penetrò in Francia, Germania, Italia. Parecchi sovrani vi appartennero. Il governo napoletano da principio la sbandì, ma poi nelle lotte con Roma ne affievolì la persecuzione. Da ultimo ne avea rinverdito il culto un abbate (oggi parrebbe impossibile!), l'abbate Jerocades che fu in pari tempo una specie di Metastasio, di poeta cesareo, poichè la regina, iniziata ai misteri massonici per trarne profitto, l'invitò a corte. Ma più tardi lo mandò a gemere nelle segrete dei Granili, dove lo trovò lo storico Colletta.

Avvenuta la morte di Luigi XVI, fu risoluta apertamente all'estero la guerra e all'interno il terrore regio colla terribile classificazione di fedeli e di reprobi, e colla creazione d'una nefanda e sanguinosa giunta di Stato. E per la prima volta si mormorarono a spavento e ribrezzo i nomi di Castelcicala, di Vanni, di Guidobaldi, di Giaquinto, e a orrore e pietà quello di un povero pazzo attanagliato, Tommaso Amato, e di tre innocenti, colpevoli solo di speranze e d'opinioni, Vincenzo Giuliani, Vincenzo Vitaliani, Emanuele Dedeo, la cui memoria non morrà sopra quella terra che uno di essi baciò prima di salire il patibolo.

Dal giorno dello sfratto dato al Mackau e della rottura colla Francia cominciò un periodo che sempre più confermò la cecità e la brutalità della corte. Mentre pur la milizia faceva buona prova di sè a Tolone, dove per la prima volta si rivelò Bonaparte, che indi a poco doveva rendere in eterno memorabile l'anno 1796 per i suoi incomparabili prodigi; mentre la marina teneva alta la bandiera della patria allato alla flotta inglese principalmente per virtù di quel Caracciolo che tra non molto doveva pendere dall'albero di una delle proprie navi, vittima augusta; e mentre più onore di tutti si faceva la diplomazia napoletana specialmente per opera del principe di Belmonte e del marchese di Gallo, ministro a Vienna, che dette tali prove di sagacia e abilità da meritargli un posto cospicuo nella storia invidiata degli ambasciatori italiani. A prova della sua sapienza civile, che pareggiava l'abilità diplomatica, valga questo aneddoto. Quando ebbe letto l'elenco dei prigionieri per cospirazione, ridendone, disse al Re: “se sono giacobini, mandateli a viaggiare in Francia, torneranno realisti.„

Se l'avessero ascoltato, i suoi avvertimenti avrebbero dato sicurezza al regno in mezzo a quell'imperversare di eventi. Ma il governo era sordo, fremeva sempre la guerra pur giocando, secondo le occasioni e le necessità, d'astuzia e di malafede, e pur avendo colla pace del '96 ripromesso la neutralità. Abbandonò perfino l'Austria dopo le disfatte di Wurmser, e tradì il Papa che dovè subire il trattato di Tolentino.