Oh no! Tuttociò è buono e bellissimo in poesia! Ma nè Imperatore, nè Papa, nè feudalità laica o ecclesiastica, nè nobili discendenti dai barbari hanno voglia di rassegnarsi come Ermengarda o di rigettare, come Adelchi morente, quasi inutile ingombro e vanità, la potenza. Hanno usurpato ed usurpano e contro tutti difendono le loro usurpazioni, tanto più contro il Comune, il solo che non usurpa, ma rivendica. Sta qui il segreto della vita dei secoli XI e XII, e questa vita rimarrebbe davvero un segreto a chi trascurasse le premesse storiche, nelle quali le sue origini sono contenute.

È una storia lunga, faticosa, intricata; è un cammino aspro, buio, che ora sale a generalità, che sono altezze vertiginose, ora si sprofonda in minuzie, che sono frane, scoscendimenti e rottami; un cammino in cui s'inciampica negli spinai, ci si urta a sporgenze imprevedibili, sicchè le vostre guide, in questa specie di spirituale alpinismo, hanno spesso dovuto scusarsi di condurvi a traverso tali labirinti e semioscurità crepuscolari, sempre col timore che vi stancaste di troppo, e contentandosi di rischiararvi alla meglio la via, appunto

«....come quei che va di notte

Che porta il lume dietro a sè non giova,

Ma dopo sè fa le persone dotte.»

E voi resistete, o signore, impavide, coraggiose; ma deve avervi, io penso, alleggerite le fatiche del viaggio, intravvedere, dopo tanto giro di storia, i germi della vita nuova, che spuntano, sentire, origliando, «come un brulicare di vita ancor timida e occulta, che poi (voi lo sapete) scoppierà, come dice il Carducci, in lampi e tuoni di pensieri e di opere.» Ma per ora sono sintomi di vita, pronostici, auguri; per ora non c'è nulla di definito, di determinato; è tutta una vita in formazione, e quanto più la fioritura sarà splendida e ricca, tanto più s'indugia sotterra. Per ora non si può penetrare molto innanzi; non si può cogliere che poco o nulla di intimo, di veramente psicologico e caratteristico, dove tutto è in travaglio di nascimento, a cominciare dalla lingua. Però non è già più tutta storia morta soltanto.

È vita, o almeno principio necessario di vita, e forse la prima manifestazione di essa nel nostro Medio Evo, quel rinascere della scienza del diritto, regolatrice della giustizia fra gli uomini, che, perdurata nelle scuole di Roma imperiale e di Ravenna bizantina, resiste in faccia ai Goti, penetra da Pavia longobarda la legislazione dei barbari, si scioglie in Bologna dalle anguste strettoie di prima, dall'esser confusa cioè colle altre arti, che formano l'enciclopedia medievale del trivio e del quadrivio, e fonda in Bologna una istituzione mondiale.

È vita quel lento formarsi dell'umile volgare latino, che sarà poi la lingua italiana, il cui svolgimento (sbattuta giù ormai una gran frasconaia d'ipotesi vane) apparisce alla critica moderna più come un capitolo di storia naturale che di storia letteraria, tanto son vari gli inseguimenti e delicati gli intrecci di quei germogli delle lingue romanze, che si distaccano dal gran tronco latino; tanto ne aduggia il crescere l'ombra lunga e larghissima, che quel tronco getta intorno a sè; tanto è difficile vincerla e superarla; tante sono le circostanze esteriori, che là affrettano, qua ritardano il mutarsi del germoglio in arbusto e dell'arbusto in albero ricco di fronde e di fiori; mutamento ritardato più che altrove in Italia, dove la lingua ascende tardi ad ufficio veramente letterario, ma dove per compenso s'imbattè in chi, appena s'è mostrata, la ghermisce con mano onnipotente e subito la ferma e la determina per sempre.

È vita, e di quella che più tocca da presso l'anima e il destino dell'uomo, quella fede religiosa, che non è vero incomba torpida, uniforme, stagnante sul Medio Evo italiano, ma che appunto perchè è robusta, sincera, fervente, non agghiacciata dal soffio di precoci indifferenze e scetticismi, s'agita anzi terribilmente, fra le pretensioni e le lotte gigantesche della potestà suprema, che la rappresenta e la regge, e le scandalose mondanità, le violenze della feudalità ecclesiastica, ed esagera gli ascetismi, talvolta sino alla follia, ora come perfezionamento della dottrina più schietta, ora come contrapposto alle rilassatezze della disciplina, sicchè da una fonte comune si veggono scaturire le democrazie dei nuovi ordini religiosi e le eresie, quelle avute in sospetto dalla Chiesa stessa, in cui difesa son sorte, queste sterminate ovunque si mostrano, ma le une e le altre composte d'uomini, che

Maledicenti a l'opre de la vita