e de l'amore.... deliraro atroci
congiungimenti di dolor con Dio
su rupi e grotte:
discesero ebbri di dissolvimento
a le cittadi, e in ridde paurose
al Crocefisso supplicarono, empi,
d'esser abbietti;[30]
abbiettamenti, eccessi, deliri, che non impediranno però le grandi ispirazioni, che solo un pensiero operoso e un sentimento profondo e sincero possano dare.
È vita quella stessa povera letteratura italiana, il cui sorgere, dovendo per forza camminar parallelo al formarsi della lingua volgare, procede barcollante da prima in una debolezza, che non si sa se è d'infanzia o di vecchiaia, nè forse riescirebbe a spogliarsi dell'involucro latino, se non venissero a darle mano le due letterature della Francia settentrionale e meridionale, l'una che attinge dal meraviglioso delle leggende Carolingie, l'altra che in faccia alle mortificazioni dell'ascetismo medievale ricanta la gioia, la vita, l'amore; le dolci note, che riecheggieranno nelle corti aleramiche del Monferrato, fra la varia cultura e lo scetticismo scientifico della corte di Sicilia, nelle scuole di Bologna e finalmente in Toscana e in Firenze, dove in un attimo, si può dire, la letteratura italiana sorge gigante e s'incorona d'una gloria immortale.
È vita quella stessa filosofia scolastica, che ha nient'altro che in Dante il suo poeta, e che, fra la scarsa, misera e fantastica vita scientifica del Medio Evo, rappresenta un tentativo gigantesco di accordo fra la filosofia e il domma, fra la ragione e la fede; tentativo, che raggiunge il suo punto culminante in San Tommaso d'Aquino, tipo sublime dell'ingegno italiano, organico e temperante, dopo del quale ricomincia la scissura fra scotisti e nominalisti da un lato, tomisti dall'altro, e procede fino allo sciogliersi della scolastica nella critica razionalistica del Rinascimento.