Del tempo andato e indietro si rivolve.

Dileguato quel sogno, Roma quetò, e non fu più per secoli, se non un comune amministrativo. Essa obbedì ai pontefici; ma come la potestà loro cresceva su di essa, così scemava sul mondo; e intanto per essi e per lei maturavano nel remoto dei tempi novelli destini.

GLI ORDINI RELIGIOSI E L'ERESIA

DI
FELICE TOCCO

Signore e Signori,

Di settimana santa è bene entrare in chiesa e riandare col pensiero la storia delle più antiche eresie, non fosse altro per sapere se resti in noi qualche vestigio degli antichi errori. E se fastidio vi prenderà di questa corsa vertiginosa per l'ampio giro di più che due secoli, non incolpate me, vittima innocente, ma chi scelse insieme e il subbietto della conferenza e il conferenziere, cadendo senza dubbio in eresia doppia e doppiamente infelice. E dico male subbietto, chè l'argomento nostro non ne ha uno, ma due non che disparati siffattamente opposti che molti di voi si saranno dimandati con meraviglia a quale bell'umore sia caduto in mente di metterli insieme. Nè avete torto perchè gli ordini religiosi furono sempre tenuti per il più saldo presidio di quella stessa Chiesa, che l'eresia tendeva da più parti di sovvertire, anzi alcuni di questi ordini sursero appunto per combattere corpo a corpo e perseguitare a morte gli eretici. Nè fa d'uopo citare i frati predicatori o domenicani, che in grazia di un bisticcio etimologico non disdegnavano di chiamarsi cani del Signore, domini canes, e quali bracchi, fiutanti da lontano l'eresia, sono infatti effigiati in uno dei grandi affreschi del Cappellone degli Spagnuoli.

Ma non ostante questi contrasti, che certo a nessuno verrà in mente di revocare in dubbio, altri potrebbe scoprire qualche non lontana analogia tra il movimento ereticale e la riforma degli ordini monastici, principalmente in quel torno di tempo, di che io debbo intrattenervi, vale a dire nel corso dei secoli decimosecondo e decimoterzo. In primo luogo gli ordini monastici non dissimulavano la loro posizione al clero secolare, il quale nella confusione ognor crescente del principato civile con la dignità ecclesiastica, sempreppiù si allontanava dai precetti del Vangelo; e non solo il papa aveva un dominio temporale, ma molti vescovi, specie in Germania, erano anche principi dell'impero; e non di rado quella mano che doveva levarsi a benedire collo stesso segno di croce amici ed inimici, brandiva la spada contro gli stessi fedeli. Di siffatto tralignamento mondano e del fasto e della corruzione del clero si facevano denunziatori e giudici principalmente i fondatori di nuovi ordini religiosi che predicavano doversi le anime schive e disdegnose ritrarre nel silenzio dei chiostri, per praticare quelle virtù evangeliche, che nel fragore delle armi e nel lusso di una vita mondana e vescovi e prelati avevano smarrite. L'ostilità tra il clero secolare e i nuovi ordini religiosi, principalmente al sorgere dei frati mendicanti, crebbe a tal segno che un eminente professore dell'Università parigina, Guglielmo di Sant'Amore, pubblicò contro di loro un'amara invettiva, intitolata: «Dei pericoli dei tempi novissimi», dove rimbeccando i novatori, sosteneva il vero flagello della Chiesa essere appunto quei sodalizi frateschi, che scemando il prestigio delle antiche istituzioni, tornavano come minaccia ed offesa permanente alle più alte autorità ecclesiastiche. Il papa Alessandro IV impose silenzio all'audace polemista, e solennemente condannò il libro pericoloso, ma la lotta non ismise per questo, e più tardi fu rinnovata con ben altro successo.

Ma oltre a questo carattere polemico, un altro tratto è da rilevare nelle riforme degli ordini religiosi, che con rapida vicenda si succedevano tra il secolo decimosecondo e il decimoterzo; ed è il rigoroso ascetismo. L'ordine principale della Cristianità, fondato nel secolo VI da San Benedetto, non avea portato quei frutti che il pio fondatore ne sperava. Certo a nessuno può cadere in mente di negare i meriti dell'ordine benedettino, che in tempi di buia ignoranza seppe conservare la tradizione della coltura, e glorificò il lavoro manuale quando da tutti era tenuto a vile, e più volte difese i vinti dalle prepotenze dei barbari vincitori; ma non si può d'altra parte contrastare che avendo quell'ordine accumulate enormi ricchezze, deviò siffattamente dalla semplicità ed operosità primitiva che non mancavano nell'ordine stesso voci di severe rampogne, e molti tentativi di riforma si alternarono a brevi intervalli.

Tralascio le riforme di San Romualdo che nel 1012 fondò l'ordine dei Camaldolesi, e quella di San Brunone che nel 1085 fondò l'ordine dei Certosini, perchè l'uno e l'altro, pur conservando la regola di San Benedetto, fecero ritorno alla disciplina più austera degli antichi eremiti della Tebaide. Ma anche quelli che più strettamente si tennero all'istituzione benedettina, come Guglielmo di Aquitania che fondò la celebre abbazia di Clugny nel 909, e più tardi San Bernardo che nel 1115 aperse quella ancor più celebre di Chiaravalle, intendevan tutti di richiamare i loro confratelli ad una più rigida osservanza della Regola.