Da Roma un volo alla Sardegna; non già perchè vi ci attirino certe famigerate Carte d'Arborea, che all'olfatto di chiunque abbia un po' di naso danno odor di tutt'altro che di muffa. Ma di muffa, e di quella buona, sa il privilegio che tra il 1080 e il 1085 il «judice Mariano de Lacon» concede agli «homines de Pisas, per ca», egli dice, «li sso ego amicu caru e itsos a mimi», determinando che nessun comandante che vada a reggere una certa terra «n'apat comiatu de levàrelis toloneum». Come? Si tratta di esenzioni di tributi? Ahimè: scappiam più che di fretta, chè questi son discorsi proibiti per orecchie italiane!

Ritorniamocene alla terra ferma, e ripieghiamo le ali sopra non saprei qual punto dell'Umbria, delle Marche, lì d'attorno. Poichè la Pasqua è imminente, molti sentiranno il bisogno di accostarsi ad un confessionale. Ed eccomi qui pronto a dar l'imbeccata al penitente o alla penitente, pur sapendoli ben lontani dall'esser lordi di nessuno tra certi peccatacci, di cui, s'io ridicessi tutto quel che mi sussurra un mio suggeritore, dovrei fare la lunga enumerazione: «Domine, mea culpa! Confessu so ad me senior Dominideu, et ad ma (t) donna sancta Maria.... de omnia mea peccata ket io feci da lu battismu meo usque in ista bora, in dictis, in factis, cogitatione, in locutione.... Me accuso de lo Corpus Domini, k'io indignamente lu acceppi.... Me accuso de lo genitore meo et de la genitrice mia, et de li proximi mei, ke ce non abbi quella dilectione ke me senior Domnideo commandao, ecc., ecc.!» Come si vede il volgare, è chiazzato di latino, cosa che nella chiesa troppo ben si capisce. Viene ad aversi — e per ragioni non dissimili — un impasto di linguaggio analogo al dialetto, che stando alle commedie di Carlo Maria Maggi, solevano parlare nel secolo passato le dame milanesi:

Donna Quinzia.

Don Leli, che la sort

Sia tant inviperì

Contro la nostra Casa;

Che il noster sanguu tant limpid fin'adess

S'abbia da intorbidar con altra sfera,

L'è düra; ma giacchè col fier destin

Contrastar non si può,