Convien, stringend i ogg, mandarla giò.

(Consigli di Meneghino, Atto I, sc. I).

Finora non s'è avuto che prosa. Chiamiamo versi, per modo di dire, quelli che si leggevano un tempo sopra l'arcata del coro del Duomo di Ferrara:

Li mille cento trenta cenqe nato

Fo questo templo a San Gogio donato

Da Glelmo ciptadin per so amore;

E mea fo l'opra Nicolao scolptore.

Versi potranno esser chiamati con qualche maggior ragione quelli del cosidetto Ritmo Cassinese: forse (pur troppo non s'è ancora trovato l'appiglio per una datazione sicura) il più antico tra i nostri documenti volgari che mostri in chi lo compose una certa quale intenzione e pretesa letteraria. L'interpretazione dà molto filo da torcere; ma nella somma non par dubbio che per via di un dialogo tra due personaggi alquanto enimmatici, l'uno dei quali s'è mosso dall'oriente, l'altro dall'occidente, si miri a staccar gli uomini dalla terra ed a volgergli alle cose celesti:

Quillo d'oriente pria — altia l'occlu, sillu spia,

Addemandaulu tuttabia, — como era, como gia.