Io non posso lasciare quest'argomento senza toccare della profonda denutrizione, cui l'alcoolismo dà luogo. Abbiamo veduto come lo stomaco sia l'organo che, primo, soffre; il beone va sempre assottigliando la quantità dei cibi, e neppur quei pochi ch'egli introduce possono convenientemente venir elaborati ed assorbiti dallo stomaco e dall'intestino, poichè queste parti si trovano in uno stato morboso, cui, anzi, l'irritazione prodotta dalla presenza dei cibi aumenta vieppiù. Lasciamo da parte le conseguenze locali di ciò, cioè i catarri cronici dell'organo, che possono diventar minacciosi per sè soli (dando luogo a formazione di ulceri ed a pericolose emorragie) e che meritano tutta la nostra attenzione per la loro frequenza; poichè insorgono anche pel solo abuso non grande ma abituale del vino. Quante difficoltà di digestione, quanti dolori di stomaco, che si curano inutilmente colle polveri, colle pillole, colle tinture, riconoscono la loro origine in qualche bicchiere di più bevuto nella serata! — Quello che più mi preme di far notare si è l'effetto ultimo di questo stato degli organi digerenti. La scarsità del materiale nutrizio che l'organismo riceve da essi fa sì, che tutte le parti che lo compongono immiseriscano; e questo loro deteriorare è reso più rapido e profondo dall'azione pervertitrice che, come già dissi, l'alcool ha già esercitato sugli elementi microscopici che concorrono a costituirle. Da ciò deve ripetersi specialmente il marasmo che si stabilisce negli alcoolisti, e il loro aspetto miserando. A questo s'aggiunga, che i più piccoli vasi sanguigni, quelli che direttamente distribuiscono l'alimento ai gruppi di elementi, sono del pari probabilmente alterati dall'alcool; in molti di essi si può constatare una degenerazione grassa delle pareti, e forse questo non è che uno stadio avanzato di un processo, che ne' suoi primi periodi è sfuggito sinora alle nostre indagini. Ora, tale alterazione non può che alterare il rapporto fra sangue ed elementi; rendere più scarsa ed irregolare la quantità di nutrimento che questi ricevono. Nè ciò basta. Il cuore negli alcoolisti subisce di frequente la degenerazione grassa, s'indebolisce, e spinge fiaccamente il sangue nei vasi; quindi, rallentamento di circolazione e nuova causa di insufficiente nutrizione degli elementi. Ove si consideri questo complesso di condizioni, e la straordinaria debolezza organica che ne deriva, si comprenderà facilmente come negli alcoolisti valgano a produrre malattie serie delle cause morbigene che avrebbero poca o nessuna influenza su individui robusti; e come in essi ogni processo morboso anche accidentale, come una infiammazione od una ferita, abbia decorso più grave, più facilmente si complichi, e più frequentemente termini in modo funesto. Mi valga ad esempio la pneumonite. Essa insorge di frequente nei bevitori, e vi si complica di solito a delirio ed a suppurazione e gangrena polmonare; cosicchè la mortalità dei malati alcoolisti è del doppio o del triplo più grande di quella dei malati comuni. Fismer in Basilea ebbe persino il 55 per cento di morti[[IX-4]].

La conclusione di quanto ho esposto finora sui danni fisici prodotti dall'alcool si è evidentemente questa, che quel tipo morboso che è conosciuto sotto il nome di alcoolismo in senso stretto non è che uno dei modi in cui questi danni possono manifestarsi, e che di gran lunga più numerosi sono quei casi di malattia, che non hanno apparentemente nulla di caratteristico, e che, nullameno, in via diretta od indiretta provengono dall'abuso di vino o di liquori. E contuttociò noi non abbiamo studiato la funesta influenza di questo abuso che sotto un solo punto di vista. Non abbiamo toccato delle malattie e dello stato di debolezza che gli ubbriaconi trasmettono ai loro figli, e ancora non abbiamo fatto cenno delle morti dovute sia a disgrazie imputabili allo stato di ubbriachezza, sia al suicidio, che spesso è la via che il beone sceglie per liberarsi dall'indigenza o dalla falsa posizione sociale che il suo vizio gli procura. Allorchè, adunque, si dice, ad es., che in Inghilterra in 28 anni (dal 1847 al 1874) sono morte 22723 persone di alcoolismo, e che in Francia in 13 anni (dal 1853 al 1865) ne sono morte 3554[[IX-5]] non si dà che una ben pallida idea degli effetti di questo veleno; infatti, non vi vennero calcolati che quegli individui, che durante la vita diedero manifestazioni corrispondenti alla descrizione classica della malattia.

Risultati approssimativamente esatti non si possono avere che calcolando la mortalità e la vita media dei beoni. Il che venne fatto da alcuni scrittori. Così Neison[[IX-6]] trovò che sopra 6111 bevitori ne erano morti 357, mentre sullo stesso numero di altre persone i morti non erano stati che 110, il che dà nei primi una mortalità 3,25 volte maggiore che nei secondi. Comparando poi la mortalità dei temperanti con quella dei bevitori nei diversi periodi della vita, gli apparve che, mentre la differenza raggiunge il suo massimo fra i 20 ed i 30 anni, giacchè in questo periodo alla morte di un temperante corrisponde quella di più che 5 bevitori, più tardi la differenza gradatamente diminuisce, finchè dopo gli 80 anni scompare; come vien dimostrato dalla seguente tabella:

ETÀ DEGLI INDIVIDUI
Anni
Rapporto della mortalità dei temperanti con quella dei bevitori
16–201 : 1,8
20–301 : 5,1
30–401 : 4,2
40–501 : 4,1
50–601 : 2,9
60–701 : 1,9
70–801 : 2,0
80–901 : 1,0

Di conseguenza, le probabilità di durata della vita nei bevitori sono assai inferiori a quelle dei temperanti, e ciò in misura tanto maggiore quanto più l'individuo è giovane, come appare dal seguente specchietto, dato dallo stesso autore e calcolato sempre su popolazione inglese:

Età raggiunta
dall'individuo
Vita probabile
nei temperantinei bevitori
AnniAnni
20anni44,2115,56
30»36,4813,80
40»28,7911,63
50»21,2510,86
60»14,28 8,95

Da uno studio comparativo sulla mortalità degli alcoolisti fatto dagli agenti del Medical, Invalid and General Life Office di Londra, si ha un'importante conferma dei risultati antecedenti.

Morirono nell'età di

BevitoriTemperanti
21–40 anni10 % 1 %
41–60 anni12 % 3 %
60 in su26 %13 %

La mortalità nel periodo dai 21 ai 40 anni è adunque nei bevitori 10 volte più grande che nei temperanti!