Evidentemente questi risultati non si possono generalizzare, poichè nei diversi paesi devono variare gli effetti dell'alcool sia secondo il clima, la costituzione della popolazione, ecc., sia secondo la qualità della bevanda alcoolica più usata. Ed oltracciò da questi studi avremmo dei risultati soltanto relativi ad un determinato numero di bevitori. Per averne di assoluti, si dovrebbe, innanzi tutto, conoscere il numero dei bevitori di un paese; al che finora non si riesce che per mezzo di calcoli di assai lontana probabilità.
Ad ogni modo, che questo numero sia grandissimo, nessuno può porre in dubbio. L'alcoolismo conta infiniti proseliti in tutte le classi della popolazione, è diventato un terribile flagello sociale. Nelle basse classi esso esercita una più malefica influenza perchè l'alcool vien bevuto generalmente sotto forma di liquori, e perchè alle malattie, ch'esso direttamente produce, si sommano quelle dovute alla miseria, conseguenza così frequente di una vita di stravizi. Istruttivo, a questo riguardo, è il fatto della grande mortalità dei venditori d'acquavite. E, per vero, da statistiche inglesi si rileva[[IX-7]] che nell'età di 44–45 anni muoiono in un anno
| Sopra | 1000 | campagnuoli | 12 | persone |
| » | » | calzolai e tessitori | 15 | » |
| » | » | droghieri | 16 | » |
| » | » | fabbri | 17 | » |
| » | » | minatori | 20 | » |
| » | » | fornai | 21 | » |
| » | » | macellai | 23 | » |
| » | » | acquavitai | 28 | » |
I venditori d'acquavite muoiono il doppio dei campagnuoli. È proprio il caso di dire colla scrittura: qui gladio ferit, gladio perit!
Ma anche nelle classi più alte e più colte infuria il demonio dell'alcool. Non parlo di quella classe posta a capo degli ordini sociali, in cui libito è sinonimo di licito, in cui sfrenatezza di potere eccita sfrenatezza di desideri. Quante volte le pieghe d'un manto imperiale nascosero pietosamente agli occhi profani il corpo smunto, avvizzito di un alcoolista! — Ma tenendoci in una sfera più modesta, chi di noi non ha personalmente conosciuto molte vittime del bere? Io ricordo sempre un mio compagno d'università, giovane ricco, accuratamente educato, che, al primo trovarsi libero, cominciò a frequentare le bettole, e ben presto passò dal vino all'acquavite ed al rhum. Accasciato di corpo e di mente, i parenti suoi non trovarono miglior partito che di mettergli a fianco una moglie, una giovine bella e gentile, che nella calma gioia della famiglia gli facesse dimenticare gli osceni tripudi della taverna. Ma invano! A nulla valsero le preghiere, le lagrime, i rimproveri. Sorvegliato di continuo in famiglia, egli giunse (ch'il crederebbe?) a corrompere la suocera, comunicandole la sua passione per l'alcool; sicchè, quando la moglie, fidente nella buona guardia della madre, usciva di casa, i due strani alleati si concedevano libero sfogo, e furono veduti talora, dimentichi d'ogni riguardo sociale, cioncare allegramente in una bettola vicina, tra facchini e carrettieri, cui essi servivano, ad un tempo, di pessimo esempio e di ludibrio.
Del resto, questo sprezzo delle convenienze sociali è abbastanza comune nei bevitori. Essi non nascondono il loro vizio. Conobbi un professore, il cui cavallo, ammaestrato dalla quotidiana abitudine, e prevenendo i desideri del padrone, si arrestava, senza bisogno di redini, dinanzi agli spacci di liquori più frequentati della città!
In molte occasioni lo sprezzo delle convenienze è indizio di animo forte. In questa, di cui ragioniamo, parmi invece, segno di quella debolezza morale di cui il beone è preda. L'alcool come gli ha fiaccato l'intelligenza, gli ha tolto ogni forza di volontà. L'infelice può ancora vedere il precipizio in cui cade, ed in cui forse trascina la sua famiglia; ma non può ritrarsene, perchè a ciò abbisognerebbe più somma di energia ch'egli non abbia. La forza morale, anzi, gli si annienta non di rado prima di quella dell'intelligenza; è un naufrago che si vede trascinato dalle onde a schiacciarsi inevitabilmente contro gli scogli. —
Che si può dire dell'alcoolismo nella donna? Meglio nascosta nell'intimo della famiglia, più accorta e più sollecita nel nascondere i propri difetti essa può, meglio di noi, sfuggire alle investigazioni dell'igienista. Si citano dagli autori dei casi di signore in cui l'abuso nella toilette d'acqua di Colonia produsse tutte le manifestazioni dell'alcoolismo. Nel giudicare del fatto stranissimo io non voglio essere tacciato di malignità. Come tutto ciò che proviene dal cielo, le signore hanno il loro sancta sanctorum in cui non è lecito penetrare a sguardo profano. Ma in un'epoca di libero esame come la nostra non sarà permesso qualche dubbio? I medici sono scettici per dovere. Or sono pochi mesi io visitai una gentile sposina diciottenne, la quale alle mie insistenti domande per rintracciare le cause di certi suoi disturbi, mi confessò, arrossendo, ch'essa usava bere ogni giorno più spesso tre che due litri di vino. E vi prego di credere che, ove bisognasse, potrei moltiplicare gli esempi.
Nelle basse classi l'ubbriachezza nelle donne è abbastanza comune e palese. Così, ad esempio, nei paesi della Granbretagna si ebbe il seguente rapporto fra uomini e donne che per ubbriachezza dovettero venir ritirati dalla polizia[[IX-8]]:
| ANNI | INGHILTERRA | IRLANDA | SCOZIA | |||
| uomini | donne | uomini | donne | uomini | donne | |
| 1847 | 40,822 | 23,520 | 19,559 | 9,587 | 14,164 | 7,627 |
| 1849 | 41,961 | 23,936 | 23,827 | 12,102 | 13,481 | 6,625 |
| 1851 | 44,500 | 25,597 | 25,729 | 11,903 | 16,623 | 8,227 |