L'alcool è oltre ciò causa di delitti perchè il bevitore dà luogo a figli delinquenti; perchè molti delinquono per poter ubbriacarsi; perchè molti son tratti dall'ubbriachezza al delitto, oppure nell'inebbriamento si procurano, prima, i vigliacchi, il coraggio necessario alle nefande imprese e poi l'amminicolo ad una futura giustificazione, e colle precoci ebbrezze seduconsi i giovinetti al crimine; ma più di tutto perchè l'osteria è il punto di ritrovo dei complici, il sito dove non solo si medita, ma si usufrutta il delitto e per molti questa è abitazione e banco pur troppo fedele. In Londra nel 1860 si contavano 4938 osterie ove entravano solo ladri e prostitute.

Finalmente l'alcool ha una connessione inversa col crimine o meglio col carcere; nel senso che dopo le prime prigionie il reo liberato ha perduto ogni vincolo di famiglia, ogni punto d'onore e trova nell'alcool di che dimenticarli e supplirli; perciò tanto spesso l'alcoolismo si offerse nei recidivi; e perciò si comprende come Mayhew trovasse quasi tutti i ladri di Londra ubbriachi dopo mezzodì, così da morirne tra i 30–40 anni per alcoolismo, e come fra i deportati della Numea, che bevono, oltre che per la vecchia abitudine, anche per dimenticare il disonore, la lontananza della famiglia, della patria, le torture degli aguzzini e dei compagni e forse i rimorsi, il vino diventasse una vera moneta; sicchè una camicia valeva un litro, un abito due litri, un pantalone due litri, e perfino il bacio della donna si saldava con litri (Simon Meyer, Souvenirs d'un déporté, pag. 376, Paris, 1880).

Suicidio. — Già da queste storie abbiam potuto travedere come uno fra i frutti fatali dell'alcool sia il suicidio. Vidimo quanto esso sia frequente nei figli degli alcoolisti e come si mescoli ed intrecci sì spesso ai tentativi omicidi dei bevoni; gli è che quella stessa indifferenza che a poco a poco l'alcool induce nel reo verso i dolori altrui, esso finisce per ispirare pure pei proprii, e l'uomo scherza coll'idea della morte, e ne calcola i giorni ed analizza i primi fenomeni, con una strana, satanica calma.

L'esempio più eloquente ce lo porse quello stesso Fusil, che fin dal momento dell'entrata nel carcere, aveva fatto il proposito di uccidersi dopo passato il centesimo giorno; e nell'intervallo scolpiva un vaso in cui dopo aver infamato a suo modo la sua povera vittima ed essersi ritratto appeso ad un'inferriata, preparatosi, collo sfilacciare un lenzuolo, un cappio opportuno, si appiccava davvero dopo aver ben ben riempito di cibo lo stomaco e di tabacco la bocca (V. Uomo delinquente di C. Lombroso, 2o e p. 516).

Chi non vede, qui, un cinismo e una perdita di sensibilità che esce dalla cerchia normale? e chi non è lieto di trovare nel cervello di questo un'infiammazione della meninge, cronica, che era certo effetto dell'alcool; che non era stata mai avvertita nella vita e che mentre ci spiega i suoi atroci malfatti, spiega pure la triste fine con cui quasi inconscio ei li espiava?

In altri suicidi alcoolisti assai più spiccata è l'inconscia irresistibilità, l'automatismo dell'atto. Pochi giorni fa curai un ubbriacone, che passeggiando dopo un'ultima bevuta, presso il Po, tutto ad un tratto si spogliava, si gettava nell'acqua; e salvato dichiarommi non avere avuto mai alcuna intenzione di suicidarsi.

In molti, il suicidio se non è effetto di insensibilità od automatismo, lo è di capriccio sì strano, subitaneo e sanguinario che assai tiene dell'uno e dell'altro. Mayer ci dipinge nel carnefice di Numea un bevone così appassionato del suo mestiere, che un giorno, essendosi commutata la pena ad uno che egli doveva ghigliottinare, fu preso da un accesso di furore, ed andato nella cella del condannato quasi lo finì a colpi di pugno; ma il più curioso era la tenerezza veramente alcoolistica che lo legava al suo fatale strumento. «Guardatela come taglia bene, è la figlia di papà. Noi siamo vecchi amici, ella mi paga le mie sborgne a 10 franchi a testa». Avendo poi sentito essersi fatta la proposta di cangiargli l'istrumento con un più raffinato, impallidì, protestò che non gli si cambierebbe la sua cara figliola; e quando essendo ubbriaco sentì forse per celia buccinare che un bastimento era giunto col nuovo modello (Souvenirs d'un déporté, 1880, pag. 292), entrò in un furore terribile, minacciò d'accoppare chi portò quella nuova, e senza badare a chi cercava calmarlo, andò a rivedere un'ultima volta il suo caro strumento e lì, presso a quello, s'appiccava.

In alcuni, come sopra notammo, questa tendenza si mesce o meglio segue all'omicida, e ne è la crisi o l'espiazione. «Voglio uccidermi, diceva un tale ubbriacone, ma prima voglio finire anche mia moglie», e compito il misfatto s'uccideva davvero per sfuggire alla pena ed ai rimorsi. Un altro mentre era quieto a tavola tira improvvisamente il coltello contro i suoi vicini, li scanna, poi va in camera e si spara un colpo nel cranio.

Certo B. (narra il Locatelli, Sorvegliati, pagina 150, Meh. 1876), venditore di commestibili, in istato di esaltazione alcoolica, provava una smania indicibile di scialarla da gran signore; ma trovando il mobiglio di casa poco conveniente ad un milionario suo pari, si mise a gettarlo dalla finestra, con pericolo di ammazzare i passanti; e siccome sua moglie cercava trattenerlo, si armò di un lungo coltello e la inseguì furibondo; la povera donna potè appiattarsi sotto il letto; ma egli credendo di averla uccisa, spinto da subitanea disperazione, si gettò a capo fitto dalla finestra. In pochi mesi guarì e pote riabbracciare la pretesa sua vittima.

Alcuni (secondo Briere ammonterebbero a 20 ogni 100 suicidi) si uccidono perchè sentono di non poter resistere alla smania del bere, alla vergogna e al delitto cui questa mena, come quel padre onesto, cui sopra toccammo, cui il vino rendeva cleptomaniaco; altri perchè fatti impotenti e poltroni dal vino si sentono incapaci al lavoro e preferiscono una morte immediata alle torture della fame; moltissimi, poi, affatto inconsci, trascinativi dalle allucinazioni sorte improvvisamente in grazia dell'alcool; uno p. es., fantastica vedere un soldato suo nemico, lo insegue e cade nell'acqua; un altro si getta dall'alto per sfuggire immaginarie minaccie, ecc.