La memoria spesso è intaccata, e i sonni brevi e turbati da sogni spaventevoli: il carattere morale va cangiando, e il bevone, gaio fra gli amici, diventa taciturno e fino feroce in famiglia, e non acquista letizia che sotto nuove bevande.

Le facoltà digestive, che dapprima si ravvivavano, coll'alimento, ora vanno sempre più mancando. Oltre alla nausea d'ogni cibo solido, ai crampi gastrici, li tormenta spesso al mattino un vero vomito, non di raro, seguìto da diarrea.

Più tardi cominciano a manifestarsi, e più al mattino, dei tremori alle mani che s'estendono alle braccia, alla lingua, al tronco, e delle contratture specialmente ai muscoli flessori del piede, ai polpacci; e più o meno presto, secondo che vi sono specialmente predisposti (Emminghaus, Pathol. der Irrenkr., 1879) da paralisi progressiva incipiente, da tifo pregresso, da traumi al corpo, e dall'abuso di absinzio, cominciano a spuntare le allucinazioni e le illusioni, di raro gaie, spesso terribili, sempre svariate e mobilissime, e che attingono quasi tutte, come nei sogni, alle ultime o più gravi impressioni[[X-10]]: ai tempi del 1859 erano i Tedeschi, ora sono i carabinieri, le spie, gli accoltellatori politici; il merciaio ambulante vede le sue merci per tutto e cammina a salti per non sciuparle — il pastore vede le sue pecore e le chiama per nome. Il loro carattere prevalente è la mobilità e terribilità; tutto vi sfugge e si cangia rapido come nei fantasmi dei sogni, ma si cangia sempre in male, e le poche volte che uno trasogna, nel delirio, foreste di frutta odorose e di fiori lucenti, finisce col vedersele mano mano trasformate in un deserto popolato da iene feroci; un R...., p. es., che si credeva milionario, possessore di immense foreste, vede, poi, sorgere da terra improvvisamente centinaia di ladri che lo deruban di tutto.

La stranezza e tristezza della fantasia è in essi effetto delle strane condizioni patologiche prodotte dall'alcool: così l'anestesia cutanea, l'anafrodisia alcoolica fa lor credere d'aver perduti gli organi sessuali, il naso, una gamba; la dispepsia, la stanchezza, la paresi fa lor sospettare d'esser avvelenati, perseguitati. Il De Amicis ci rivelò un'altra fra le cause di questa morbosa tristezza che predomina in tutte le fasi della patologia dei bevoni: il contrasto che lor si fa palese tra la vita prosaica, reale, e quella colorata dai vapori del vino; e noi aggiungeremo la reazione che segue agli stimoli troppo forti o troppo prolungati. Un passo più in là, ed essi, in preda ad un'acuta lipemania, o meglio panofobia furiosa si credono accusati di delitti immaginari e carichi di catene, fra un monte di cadaveri, e domandano misericordia o tentano uccidersi per sottrarsi alla malaugurata vergogna, o restano stupidi, immobili, come chi è colto da un immenso terrore. Non di raro, grazie alla fede sincera, che (a differenza di molti altri pazzi) prestan alle proprie allucinazioni, sono dal raptus melanconico trascinati in una follìa d'azione spesso omicida e suicida; e credendosi lottare con ladri o bestie feroci, si slanciano dalle finestre, corrono, nudi, le vie, od uccidono il primo mal capitato. Uno, p. es., che io guarii, ed era stato sin allora buonissimo figlio e buono sposo, fantastica di essere avvelenato dalla sua propria madre, e tenta di ucciderla. — Siccome un precipuo punto di partenza alle allucinazioni è la modificazione degli organi indotta dall'alcool, specialmente degli organi sessuali (iperemia e poi adiposi negli epiteli dei canali seminali donde la impotenza preceduta da brevi ma intensi eccitamenti), e siccome la loro tristezza si acuisce, come vedemmo, nelle pareti domestiche, così spesso volgono la mano omicida contro la moglie o l'amante che essi han, nella loro immaginazione, creduto vedere dar loro prove materiali d'infedeltà.

Krafft-Ebbing e Marcel ne riscontrarono 23 di tali casi negli uomini, e 3 nelle donne. Io pure ne ebbi sott'occhi due, che in modo atroce uccisero le loro mogli onestissime che in nessun modo avrebbero potuto dar luogo a gelosia.

Mi ricordo in ispecie un Gaz... di Bergamo, atletico, ma con un cocuzzolo microcefalico, ed enorme gozzo, figlio di apoplettico e che da anni beveva per la sua minima quota non meno di 7 litri di vino; cominciò a provare allucinazioni paurose di carabinieri, ladri, soldati; poi ad istizzirsi colla moglie vecchia e brutta, per immaginarie gelosie; un giorno fugge di casa facendo delle croci nere sui muri, vi ritorna la notte e fantasticando che la moglie gli confermasse, essa stessa, le immaginarie infedeltà, dopo poche ore e dopo bevuto un buon litro di vino, la squartò con una falce. Un altro, invece, che fu pessimo marito, rivoleva per forza ed a colpi di scure la moglie ch'era morta, in parte in grazia sua, all'ospedale e pretendeva farla rivivere.

In alcuni il delirio d'azione scoppia improvviso come un accesso epilettico colla stessa brevità, precipitazione, ferocia; sicchè qualche volta sembrano vere bestie feroci, e coi capelli irti, digrignando i denti, mordono, strappano le zolle, gli abiti, si precipitano dall'alto. Questi sintomi sono preceduti da vertigine, cefalea, rossore della faccia; e accadono più di spesso nei predisposti, per traumi del capo, tifi, eredità, o dopo grandi patemi o digiuni e spesso non sono in rapporto colla quantità, alle volte scarsa, di vino bevuto, nè collo stato fisico, potendo offrire appena un leggero tremore, spesso anzi apparendo aumentata l'energia muscolare; tuttociò scompare qualche volta in poche ore senza lasciare la minima ricordanza (Krafft-Ebbing, 182).

È insomma una specie di epilessia larvata, il che tanto meglio può dirsi, inquantochè delle vere epilessie alcooliche notansi in molti bevoni, ma più specialmente in quelli d'assenzio, nei quali ultimi, secondo Motet (Considérat. sur l'alcoolisme, 1879), scoppierebbero, tutto a un tratto, senza essere precedute da tremori, nè da allucinazioni. Non è molto che Drouet contava a 54 gli epilettici su 529 pazzi alcoolisti; e fra questi si noti bene, uno che non aveva usato, nè abusato di alcool, ma solo esclusivamente di vino e birra. — Qualche volta l'epilessia compare quando ogni altro sintomo d'alcoolismo è svanito; in genere però essa si nota sui 40 ai 60 anni, quando l'asse cerebrospinale può opporre minor resistenza agli assalti dell'alcool (An. Med. Psich., 1875).

Ma v'ha una forma, più grave ancora, di delirio tremens, quello detto acutissimo, o meglio ancora febbrile, che ha due caratteri speciali: moti fibrillari sotto-cutanei, veri fremiti muscolari, che non cessano nemmeno nel sonno, accompagnati o da coree parziali ma continue, specialmente della faccia o degli occhi o da paralisi che è peggio; — ed il calore febbrile che sale fino a 40° a 43°, dopo essere stato per qualche tempo a 38°, 39; — meno grave se salendo sulle prime a 40 cala in secondo giorno o terzo a 38°,3 (Magnan).

Il Magnan osservò che le allucinazioni e i deliri, per quanto acuti e numerosi, non danno mai a temere tanto come i rialzi di temperatura, specie quando associati ai fenomeni di morbosa motilità, che siano o troppo estesi o troppo persistenti, men fatali essendo, ad ogni modo, gli intensi, ma isolati e di poca durata.