Per rispondere al primo quesito ho preparato qui un'esperienza. Ad un coniglio iniettai dell'alcool etilico sotto la pelle, ossia dell'alcool stillato dal vino, ed a quest'altro dell'alcool amilico che è stillato dalle patate; quale si trova nell'acquavite di peggior qualità e li ho messi ciascuno sotto un apparecchio che serve a raccogliere l'aria respirata da questi animali.
Come vedete vi è qui un aspiratore che serve a rinnovare l'aria dentro la campana di vetro sotto cui trovasi il coniglio. L'aria che servì alla respirazione dell'animale attraversa un tubo curvo ad U pieno d'acqua, e cede a questo liquido tutto l'alcool esalato dai polmoni.
Ho detto poco prima che l'alcool venne iniettato sotto la pelle: fu questa una precauzione indispensabile per esser sicuri che l'alcool trovato nell'aria espirata proveniva realmente dai polmoni. Se l'avessimo amministrato nello stomaco non si avrebbe avuto questa certezza. Voi sapete già che i medici preferiscono sempre di iniettare sotto la pelle le sostanze che devono agire prontamente. Ora con questo metodo noi abbiamo risparmiato ai conigli il gusto per loro dispiacevole dell'alcool; ed aumentando la dose possiamo non solo ubbriacarli, ma anche ucciderli, senza che abbiano mai bevuto.
L'acqua contenuta nel tubo ad U, traverso cui passò e si lavò l'aria espirata dal coniglio cui si amministrò l'alcool amilico, tramanda l'odore irritante proprio di quest'alcool, mentrechè l'acqua nel tubo ad U del coniglio avvelenato con alcool etilico non ha alcun odore caratteristico.
L'analisi chimica dimostra in quest'acqua appena qualche traccia di alcool etilico; laddove l'alcool amilico venne eliminato in tanta copia dai polmoni, che non fa mestieri di ricorrere ai reagenti per scoprirlo. L'alcool iniettato sotto la pelle venne dunque assorbito: passò nel sangue e giunto ai polmoni venne eliminato coll'aria espirata.
Queste esperienze si ripeterono con eguale successo anche nell'uomo[[VII-5]], e venne così dimostrato che se noi beviamo dell'alcool puro stillato dal vino il nostro fiato non tramanda alcuna esalazione di alcool: mentre se beviamo del vino comune e particolarmente vino del Reno, di Bordeaux, del rhum, dell'acquavite scadente, o peggio dell'alcool di patate, l'alito tramanda un odore caratteristico e spiacevole: perchè tutti questi liquidi contengono eteri ed alcoli difficili a bruciarsi che passano nel sangue e si eliminano inalterati per la via dei polmoni.
Notate che questo coniglio il quale esalò una maggior quantità di alcool per la via dei polmoni è quello che viceversa poi ne ricevette una quantità minore. Nè si poteva fare altrimenti, perchè se io gli davo 2 grammi di alcool amilico, come diedi 2 grammi di alcool etilico a quest'altro, l'avrei ucciso: perchè l'alcool amilico è circa 5 volte più velenoso dell'etilico.
Crederei di fare un torto a voi tutti che dimostrate tanto interesse per la scienza, se cercassi con inutili circonlocuzioni di tacere qualche parola per semplice formalità, facendomi comprendere nella sostanza. No. Dirò senza alcuna ricercatezza e col linguaggio severo della scuola che per mezzo dell'orina si elimina una certa quantità dell'alcool bevuto. Il prof. Lieben in questa stessa scuola che egli illustrò col suo nome potè dimostrare per la prima volta che l'alcool passa nelle orine. Ecco come abbiamo fatto l'esperimento seguendo il suo metodo. Uno di noi bevette in poche ore due bottiglie di vino eccellente, di cui un amico volle provvedere lautamente il mio laboratorio per gli studi e i preparativi che si richiedevano per questa conferenza sul vino. Raccolti circa due litri di orina, venne distillata ripetutamente a bagno maria in modo da raccogliere solo le prime porzioni del liquido evaporato. Il prodotto della prima distillazione venne stillato una seconda volta e così si ottenne il liquido trasparente e simile all'acqua che sta chiuso in questa boccetta, dove colla reazione del Lieben si dimostra facilmente la presenza dell'alcool.
Però la quantità di alcool che si elimina per la via dei reni e dei polmoni, è così piccola, che noi dobbiamo necessariamente domandarci a cosa serva e come si trasformi la rimanente parte che resta nell'organismo.
Il nostro corpo rassomiglia in alcuni riguardi ad una macchina a vapore, che per lavorare consuma combustibile ed acqua, e che per funzionare e muoversi logora eziandio le parti di cui è costituita. Nei muscoli ad ogni contrazione, nei nostri nervi e nel cervello ad ogni sensazione e ad ogni lavoro intellettuale, succede egualmente una combustione di materiali ed un logoramento degli organi che funzionano.