È ben vero che l'America venne scoperta nel 1492, ma passò più di mezzo secolo prima che fosse abbastanza estesamente conosciuta. È noto che sino al 1521 il Messico — che diede tanto argento — non fu conquistato; che solo nel 1521 fu scoperto lo stretto detto di Magellano; che solo nel 1535 si conobbe la California; che appena nel 1540 Giacomo Cartier fondò una colonia dove è ora Montréal, mentre il De Soto scopriva le foci del Mississipì, e che molte parti infine del nuovo continente non furono scoperte se non nel secolo XVII. Se pertanto giustamente si segna la data gloriosa del primo sbarco di Cristoforo Colombo, bisogna riportarsi ad un'età molto più tarda per trovarne gli effetti economici i quali furono naturalmente molteplici, nè mi è possibile nemmeno annoverarli. Ho detto dianzi che i prezzi per la grande scarsezza della moneta erano molto bassi e davano la illusione di un grande buon mercato; a Firenze il grano valeva 5 soldi lo staio e 10 quello di Valdichiana e di Cortona; i capponi e le oche grasse una lira l'uno; i pollastri 10 soldi il paio; il barile di vino L. 1,20, il Chianti L. 1,80 il barile; un prete — dice una cronaca — viveva decentemente con 25 lire l'anno; — con 20 lire l'anno si pagava un operaio; si intende lire di 86 centesimi dei nostri!

La scoperta d'America portò una perturbazione a questi prezzi facendoli crescere dapertutto, perchè l'oro e l'argento diventarono più abbondanti; ma l'aumento dei prezzi non fu improvviso, si svolse lentamente tanto nel tempo quanto nello spazio. Dapprima se ne risentirono il Portogallo e la Spagna, poi l'Inghilterra, perchè l'oro e l'argento portato in Europa durante la prima metà del XVI secolo non fu che quello che gli Spagnuoli portarono via agli indigeni dai loro templi, dalle loro case, e — sapete già quanta crudeltà in quel tempo gli Europei esercitassero verso gli Americani — dagli stessi ornamenti femminili. Humboldt calcola che dalla scoperta dell'America al 1545 non si importasse in Europa che un valore tra oro e argento di 15 a 16 milioni delle nostre lire. Somma certamente importante per quei tempi, ma per i nostri insignificante, se si pensa che l'America dà oggidì circa 250 milioni d'oro, e circa 565 d'argento; in totale oltre 800 milioni l'anno.

È per questo che i prezzi delle cose nella prima metà del 1500 ebbero un aumento relativamente limitato; ma quando nel 1545 per mezzo del peruviano Diego Hualca vennero scoperte le famose miniere del Potosi, la ripercussione sui prezzi fu notevole. La scoperta di quelle miniere che divennero subito le più ricche del mondo e la invenzione di nuovi e meno costosi sistemi per estrarre l'argento, riversarono all'Europa una enorme quantità di metallo bianco; la produzione annua, che pagava la Gabella al re di Spagna, era di 200000 chilogrammi e si calcola che altrettanto metallo uscisse di contrabbando. Non posso trattenermi sui particolari di tale argomento molto interessante, ma ricordo soltanto il movimento dei prezzi del grano che si possono ritenere equivalenti a quelli del pane.

Un ettolitro di grano costava nel 1500 cinque lire d'argento; nel 1520 aumentava a 10 lire, il doppio; nel 1550 era arrivato circa a 35 lire, cioè sei volte di più. Ma ecco subito la influenza del Potosi; nel 1560 un ettolitro di grano vai già 60 lire, nel 1570 ne vale 75 e nel 1590 80 lire. In poco più di ottant'anni il pane costava quindi sedici volte di più. Immaginiamo se i vecchi parlando ai nepoti avevano argomento di ripetere a sazietà: a' nostri tempi, e se dovevano scrollare il capo di fronte a così colossali perturbazioni!

Considerate, ve ne prego, quale enorme sconvolgimento doveva produrre un simile aumento dei prezzi; coloro che potevano facilmente rivalersene sugli altri, evitavano bene o male le conseguenze di un disordine così grave; ma coloro che, o avevano una somma fissa di denaro, o riscuotevano una rendita od uno stipendio, quale scossa non debbono aver subita se in trenta, quaranta o cinquant'anni, il denaro che riscuotevano non serviva che ad acquistare il terzo, il quarto, il quinto, il decimo delle cose che prima si acquistavano!

Ai giorni nostri non possiamo figurarci uno spostamento così grande ed intenso di valori; e già oggi che speculiamo sulle minime differenze e che abbiamo costituite le industrie più importanti non sui grandi guadagni, ma sui piccoli e molteplici, oggi, di fronte ai ribassi di prezzo che notiamo per molte merci, stiamo discutendo, senza esser riusciti ancora a risolvere definitivamente la questione, se sia il prezzo della moneta che aumenta o quello dei prodotti che scema. Nessuna meraviglia quindi se i più strani propositi uscissero dalle discussioni di quel tempo, e se dalla cattedra e dal pulpito il rialzo dei prezzi desse argomento di discorsi in favore delle depauperate fortune. Se non che questa grande perturbazione che più violentemente si fece sentire dopo la metà del secolo XVI era già stata preceduta da quella specie di adulterazione legale delle monete a cui prima ho accennato e che, creando prezzi diversi delle cose secondo che erano pagate in moneta buona, mediocre o cattiva, lasciava meno discernere il fenomeno generale dell'aumento dei prezzi. E questa doppia causa di disordine nelle ordinarie contrattazioni: la molteplicità delle monete con diverso valore intrinseco, ed il continuo deprezzamento del metallo di cui le monete erano più o meno riccamente composte, dà argomento alle più importanti discussioni scientifiche che ci abbia lasciato il 1500.

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Il tempo corre veloce e certamente la vostra benevola pazienza ormai è esaurita e non posso soffermarmi sui cultori dei vari rami della scienza economica. Ricordo solo alcuni nomi: Gaspero Scaruffi, Bernardo Davanzati, Tomaso Beninsegni, G. B. Lupo Geminiano, Lodovico Carbone, il Padre Serafino Razzi, il teologo bresciano Lelio Zecchi, Filippo Sassetti fiorentino, Giovanni Dall'Olmo veneziano, e Giovanni Botero e Paolo Paruta. E in capo a tutti per tempo, per acutezza di osservazioni, per larghezza di idee vorrei mi fosse permesso di tratteggiare Machiavelli economista che, nel principio del XVI secolo, aveva nelle varie sue opere, come bene osserva il Knies, sparsi concetti importantissimi sopra le principali questioni economiche, che anche oggidì tengono perplessi gli studiosi.

Ma se il tempo non mi permette di intrattenermi su tali soggetti, che pur darebbero modo di mostrare come in Italia allora si studiassero problemi che le altre nazioni soltanto alcuni secoli più tardi osarono affrontare, mi sia concesso di chiudere questa conferenza portando un esempio dell'ordinamento civile ed amministrativo a cui erano arrivate alcune città italiane. Trattasi a dir vero di un argomento di statistica, ma questo studio era sino agli ultimi tempi così legato alla economia, che presumo di non uscir dal tema.

Riteniamo come una grande conquista dell'età moderna la istituzione dei registri di Stato civile che tengono conto ordinatamente delle nascite, dei matrimoni e delle morti; e pare ai più che questo moderno istituto sia un perfezionamento della analoga istituzione ecclesiastica ordinata sulla metà del XVI secolo dal Concilio di Trento ed applicata più o meno lentamente dal clero sulla fine del secolo stesso e nella prima metà di quello seguente.