Ora mi piace ricordare che a Mantova esisteva già un registro di Stato civile, almeno per i morti, sino dal XV secolo. Ho trovato io stesso un decreto del 1504 che nomina il Superiore delle bollette, come si chiamava il Capo di quell'ufficio e si dice nel decreto stesso “che sino dall'antico ad ora fu ed è sempre pubblica istituzione di curare di descrivere e di fare descrivere per mezzo di notaio in un apposito libro il nome, il cognome ed il giorno di ciascun morto in detta nostra città, e senza della sua licenza nessun cadavere possa essere seppellito, e se alcuna questione possa sorgere intorno alla morte di alcuno, è consuetudine che detto libro prodotto in giudizio faccia fede sino a prova contraria per qualunque giudice„.

Il più antico registro che è conservato nell'Archivio Gonzaga di Mantova risale al 1498 e non è il primo; quindi più di mezzo secolo avanti che il Concilio di Trento ordinasse i registri parrocchiali e molti secoli prima che si istituissero i registri di Stato civile, essi esistevano a Mantova; erano bollati in ciascuna pagina, le annotazioni e correzioni si facevano per ministero di notaro, nell'ultima pagina si stendeva il verbale di chiusura del registro.

Ho fatto lo spoglio di quaranta circa di quei registri, che comprendono i morti di tutto un secolo. Che preziosa miniera di osservazioni statistiche ed economiche!

La distribuzione dei morti per sesso, per età, le malattie, la distribuzione delle professioni, offrirebbero argomento di studio per i costumi e le abitudini di quella città allora fiorente. E siccome gli impiegati di quel tempo abbondavano nelle notizie, quei registri rappresentano anche una parte ora triste, ora scandalosa, ora curiosa della cronaca della città. Leggendola e studiandola si trova però una strana uniformità colla vita odierna; le stesse passioni che portano alle stesse conseguenze, gli stessi accidenti ed incidenti della vita, l'omicidio, il suicidio, la morte casuale, la abnegazione di chi perisce per salvare altri, l'incuria dei genitori, la storditezza dei domestici, gli infortuni del lavoro, il cane che morde nell'estate, lo scaldino che brucia nell'inverno; i cavalli che calpestano, i veicoli che investono, il ghiaccio che si rompe sotto i piedi degli imprudenti, i mariti che si vendicano, le ragazze che muoiono per amore, insomma si troverebbero in quei libri funebri i fatterelli che leggiamo nei giornali moderni.

Le cronache di Mantova di quel tempo non raccontano peraltro che quelle signore avessero l'abnegazione di assistere ad una conferenza di economia politica; tanto maggiore quindi è per le presenti la mia ammirazione e la mia riconoscenza.

SIENA NEL SECOLO XVI

DI

GIUSEPPE RONDONI.

I.

Carneade, chi era costui? Ecco la domanda, gentili signore, egregi signori, che vi sarete fatta di certo, vedendo annunziato il mio nome nuovo ed oscuro fra tanti nomi chiari ed ammirati. Eppure, solo per un'ora, povero Carneade solitario, vorrei l'arte di resuscitare le cose morte, eppoi ripiombare nell'umile, faticosa operosità della scuola, dalla quale forse avrei fatto meglio a non uscir mai! Vorrei almeno quella che il Bourget chiama fantasia della storia, per evocare vivi e parlanti i grandi quadri della guerra, irradiati dalla luce dell'eroismo e del sacrificio, e i quadri del Beccafumi e del Sodoma sfolgoranti di quella del genio (due luci che non hanno tramonto); far rivivere qui, dinanzi a Voi, la eroica fanciulla, la quale col corsaletto e l'alabarda va a montar la guardia pel fratello impedito; farvi sentire il fremito dell'assalto; il rombo delle artiglierie; i rintocchi della Campana del Mangia, voce di quella Siena, di quella madre che adunava i figli a difenderla nel supremo cimento, e che fino all'ultimo gettava un arcano terrore nell'animo dei nemici; ma, ahimè! temo mi avvenga come all'insolente animale, che per imitare e compiere gli affreschi di un insigne pittore, salito burbanzoso sul palco, ed afferrati colori e pennelli, guastava e disfaceva tutto spietatamente. Oh se il volere fosse sempre potere! Non mi resta dunque che affidarmi alla vostra cortesia, mentre vi trasporto senz'altro nella vecchia Siena, colle sue torri agili e brune, l'una presso l'altra, come guerrieri chiusi nelle armi, e pronti a battaglia.