Aimer mon mal, et ne vouloir que lui.

Fa pena a vederla, così supplicante, quasi con l'entusiasmo dell'avvilimento, trascinarsi a' piè di Rinaldo, e piangere e pregare:

O sempre, o quando parti e quando torni,

Egualmente crudele. . . . . . .

Ecco l'ancella tua! — d'essa a tuo senno

Dispon, gli disse; e le fia legge il cenno.

La passione, questo veleno, questo filtro di Medea che consuma visibilmente, è espressa in Armida con carattere nuovo e moderno. È di una verità tale, che noi riscontriamo i suoi sentimenti, talvolta le sue stesse espressioni, nelle lettere di donne reali che hanno patito e son morte del suo stesso male — nelle lettere di Eloisa, in quelle della Religiosa Portoghese, in quelle di Mademoiselle Lespinasse. Vi troviamo gli stessi accenti, stavo per dire gli stessi singhiozzi. Per esempio, in questo biglietto della povera Lespinasse, datato “de tous les instants de ma vie. Mon ami; ne m'aimez pas, mais souffrez que je vous aime toujours. Je souffre, je vous aime, je vous attends. Je vous aime comme il faut aimer — avec excès, avec folie, avec désespoir. Les battements de mon cœur, les pulsations de mon pouls, ma respiration, tout cela n'est plus en moi que l'effet de la passion„. È il grido di Fedra:

C'est Vénus tout entière a sa proie attachée!

È il grido d'Armida:

Solo ch'io segua te mi si conceda!