La canzonetta alla francese non durò fatica a vincere, con le altre forme, il pindarismo arcaico, preparato da quel critico egregio e poeta miserrimo che fu il Trissino, e proseguito da Luigi Alamanni; anche perchè fe' sua l'imitazione d'Anacreonte. Le odicine che vanno a torto sotto il nome del vecchio di Teo, furono edite per la prima volta nel 1554; e subito imitate in Francia dalla scuola di Pietro Ronsard. Che piacere dovè essere per quegli avi nostri, tediati a morte dalla gravità concettosa della lirica medievale ne' suoi ultimi sforzi, leggere le invenzioncelle minuscole, in versi brevi, tutti rose, pampani, colombe ed Amori! Le credevano opera di pura classicità; e ciò faceva legittima e rinfocolava l'ammirazione. Anche gli antichi dunque non si erano sempre dilettati della poesia noiosa, e si poteva dunque imitarli in un genere che fosse di sollievo alla mente e all'orecchio! Ma i nostri, nel secolo decimosesto, non osarono andare oltre, la parafrasi nelle forme medievali del sonetto e della canzone, o al più nella forma nuova dell'ode oraziana.

Quello che accadeva ad Anacreonte, era accaduto ad Orazio, tradotto in sonetti e canzoni. Innanzi di vestirlo di panni a lui convenienti, gli avevano cacciato addosso, per forza, la tonaca e il cappuccio del canonico messer Francesco Petrarca: strane vesti, di cui da buon pagano si vergognava, senza aver troppa consolazione del vedersi accanto camuffati a quel modo Tibullo e Properzio. Qualche anima buona pensò poi a trarlo di lì, e gli procacciò un abito tagliato alla peggio, come si potè allora, sull'uso antico: non che Orazio ci si sentisse a suo agio e si lodasse del sarto, ma insomma e' non faceva più ridere le brigate. Codeste anime buone furono, nell'intenzione, il Trissino; nell'esecuzione, Bernardo Tasso, padre di Torquato, e Benedetto Del Bene, con più altri, traduttori e imitatori. Onde le strofe brevi di endecasillabi e settenarii rimati, disgiunte l'una dall'altra, le strofe che saranno poi care a Giuseppe Parini, e perfette per virtù di lui; e con le strofe nuove, rinnovati di sull'antico i motivi della lirica encomiastica, convivale, amorosa, mordace. Anche in ciò non vi debbo nascondere che non poco giovò l'esempio del Ronsard; dal quale il Del Bene si lagnava non essere ricambiato delle lodi che gli aveva profuse.

Ecco un esempio, singolare, di questa lirica neo-oraziana; e ce l'offre il Del Bene medesimo in un'ode Ad un signore vecchio innamorato, che non riusciva a fare innamorare la bella: l'ode, dopo altri ammonimenti, chiude così, invitando costui a dimenticare tutto nel vino:

Invan con lieti panni

Et oscurato pelo

Ti sforzi ogn'or de gli anni

Velar le nevi e quell'arido gelo

Che non si scioglie al varïar del cielo.

Lascia di mirto omai

Ad altri la corona,