Poche ore dopo che il cadavere del buon principe era stato chiuso ne' freddi sepolcri di San Lorenzo, mentre il Principe ereditario e la Granduchessa eransi ritirati a sfogare il cordoglio nella villa di Castello, il conte di Bombelles, ministro d'Austria, si presentò a Corte per parlare all'arciduca Leopoldo, dicendo avere istruzioni da Vienna per lui. Il Fossombroni, subodorato l'inganno, si affrettò a riceverlo in qualità di Ministro segretario di Stato del nuovo sovrano, la cui successione al trono avrebbe voluto il Bombelles impedire, e all'alba del 19 giugno pubblicava un editto per annunziare la morte di Ferdinando e l'assunzione del novello Granduca, col nome di Leopoldo II.
Questi diminuì subito d'un terzo la tassa prediale, revocò l'altra sui macelli che vigeva fin dal tempo della repubblica, compilò il nuovo catasto, continuò le bonifiche maremmane, dette esempi quasi ostentati di economia. La bottiglia di Borgogna che centellinava a desinare, ritornava in tavola scema parecchi giorni: modesto il vestire delle principesse, modesta la vita di Corte. Durava ancora nel Governo la politica paterna di Ferdinando: gli esuli tollerati; minacciati di sfratto, se allegavano alcuna scusa rimanevano senza molestie. Ricorderete il famoso duello del Pepe col Lamartine, che la polizia non soltanto non riuscì ad impedire, ma di cui ebbe notizia a cose fatte; e il Pepe restò a Firenze quasi benviso agli stessi governanti. Al duello aveva pòrta occasione la nota disputa sul verso di Dante: Poscia più che il dolor potè il digiuno, sostenendo l'avvocato Carmignani che il conte Ugolino avesse divorati i figliuoli. E corse allora, nel 1826, per Firenze il seguente epigramma:
Che un uom per fame mangi i figli morti
Non può sembrare strano a un avvocato,
Che divora per genio disperato
Vivi coi figli i padri e i lor consorti.
La Censura e il Buongoverno non riparavano: un'aura epigrammatica alitava per Firenze, come più tardi quando a Giuseppe Giusti dette forse, coi versi del Giraud, le prime ispirazioni alla satira. Nelle carte del Censore, padre Mauro Bernardini, esiste una raccolta di epigrammi, di cui sembra autore un certo Gherardo Ruggieri; e se ne leggon di quelli che assai dopo il 1826 trovarono chi li mise fuori per propri.
Un buon pievano a Serafin pittore
Ministrando l'estrema eucaristia
Diceva: «Serafino, ecco il Signore