«Che verso voi s'invia

«Qual di Gerusalemme entro le mura.»

Ed ei con voce fioca: — «Sì signore,

«Ben lo ravviso alla cavalcatura.»

Anche in Toscana l'opposizione liberale, non avendo altri mezzi, si sfogava coi versi, se non riusciva a compromettere il Sovrano con qualche bene architettato espediente. Nel 1830, quando Leopoldo II doveva tornare da Vienna, dove si temeva avesse ceduto alle suggestioni dell'Austria, parve opportuno a Cosimo Ridolfi, al Capponi e al Rinuccini, fargli affettuose accoglienze, celebrandone il ricordo con una iscrizione da incidersi in una marmorea colonna che doveva sorgere tre miglia fuori della Porta a San Gallo, sulla via Bolognese. L'epigrafe dettata da Pietro Giordani era stata approvata, conceduto il permesso di raccogliere pubbliche sottoscrizioni per le feste.... Quando ad un tratto fu revocato il permesso, e ogni manifestazione proibita. Il Ridolfi, il Capponi e il Rinuccini rinunziarono, quegli l'ufficio di Direttore della Zecca, questi il grado di ciambellani. Il giorno dopo che le rinunzie furono accettate, Giuseppe Poerio e Pietro Giordani, che da molti anni avean dimora in Firenze, ebbero ordine perentorio di sfratto, e ordine di partire ebbe altresì il generale Colletta, che potè ottenere una dilazione a causa della sua rovinata salute.

La polizia diretta allora dal Ciantelli e sobbillata dai sanfedisti, sospettosa dei moti rivoluzionari scoppiati qua e là dopo le mutazioni di Francia, cominciava a incrudelire, e guardava con occhio bieco anche il monumento a Dante Alighieri che nel 1830 fu inaugurato in Santa Croce. Il Principe non aveva chi gli desse consigli sinceri, chi bilanciasse il prepotere del Ciantelli. I moti di Bologna e di Modena del febbraio 1831 e quelli dello Stato Romano, la insurrezione che circondava da ogni parte la Toscana, richiedevano preveggenze e ripari.

I più ardenti fra i liberali fremevano: sembrava giunto il momento di costringere il Principe a dare una costituzione. Guglielmo Libri, tornato da Parigi dov'era stato assai implicato nei moti di luglio, si recò, nel gennaio 1831, da Gino Capponi per averlo favorevole alla preparata cospirazione.

La sera di Berlingaccio, mentre il Granduca secondo il solito, passeggiava nella platea del Teatro della Pergola, dovevano i congiurati accerchiarlo, rapirlo e condurlo in luogo sicuro per costringerlo a firmare non so che fogli. Ma il Capponi saviamente si oppose, perchè gli parve cotesta opera rischiosa, d'esito ruinoso, tale da consigliare poi il Principe a secondare i disegni dell'Austria. E la congiura, benchè tentata, fallì.

Il Granduca, la sera del 10 febbraio 1831, andò secondo il solito alla Pergola e dopo le dieci e mezzo scese in platea e ci rimase fin dopo mezzanotte. La Polizia vigilava: il Libri ed i suoi non comparvero. Ma presso al Granduca, con un'arme corta nascosta nella manica, stava un certo Marco Ciatti, custode della Riccardiana, uomo robusto e risoluto, deliberato a manomettere chi primo alzasse una voce.

Il solo congiurato era lui!