Ma essi sono pieni di lacune, di ombre, di menzogne, di vanterìe, di calunnie, e ad ogni modo colgono qua e là un indizio, un segno; ricostruiscono a volte quello, che è già disciolto o trasformato da tempo; s'ingegnano di far corpo dei mille nonnulla, che hanno sorpresi, ma l'insieme della trama sfugge loro, confondono momenti, uomini, cose, e chi per ragione di studio ha avuto occasione di consultarli, sa bene che assegnamento si può fare su quegli atti, quando lo studioso non possa riscontrarli con tradizioni autorevoli, con ricordi personali o con altri documenti.
A proposito appunto delle cospirazioni politiche di Romagna dal 1815 al 31 mi ricordo io d'avere, anni sono, consultato un enorme registro della Polizia pontificia a Bologna, dov'era un elenco con note biografiche d'un'infinità di persone sospettate e sospettabili di spirito settario e avverso al governo. Erano persone morte da poco o ancor vive, ed è incredibile che razza d'abbagli, d'equivoci e di confusioni vi rinvenni. Stando a quel registro, per poco il Governo pontificio non avrebbe dovuto far carcerare per rivoluzionari pericolosissimi i canonici della Cattedrale.
Nei processi?
Ma essi seguono al fatto, che ha loro dato occasione, o risalgono poco più su; sono tutti rivolti a strappare la confessione o a cogliere le contraddizioni dei presunti rei; più spesso i processi stessi sono congiure, vòlte al fine immediato di punire, reprimere, incuter terrore, mostrare di saper tutto, anche quando poco o nulla si sa.
Resterebbero i documenti personali, le autobiografie, le Memorie dei cospiratori. Ma sono poche, scarse, e malfide anch'esse. La congiura (tutta la storia lo insegna), è un congegno sempre fragile, un'arma, che quasi sempre scoppia nelle mani di chi l'adopera, prima che la volontà dia lo scatto o si possa puntarla al segno, cui mira. Ma chi, se arrischiò in essa la libertà, la vita, gli averi, talvolta la fama, vorrà darsi torto d'essersi messo a tale cimento?
Poi il temperamento morale, che l'aver vissuto e trescato nelle cospirazioni politiche soleva formare, non era sempre il più adatto a far ricordare e a far narrare tutto il vero.
Ho pensato più volte che il temperamento dei nostri vecchi cospiratori politici somigliava su per giù a quello degli innamorati. Non è colpa loro; è colpa della professione. Vedono stretto e per lo più vedono falso. L'oggetto della loro passione gli occupa tutti. In quest'oggetto tutto è bene, verità, bellezza; il resto è male, falsità, bruttezza e quando cominciano a scoprire l'inganno, è appunto allora che sempre più s'incaponiscono a non volere confessare d'essersi sbagliati.
E non contate per nulla l'orgoglio, la gloria di aver cospirato? Quello dei veri cospiratori in buona fede, dei cospiratori cioè, che pagarono col sacrificio di sè e delle loro famiglie nelle carceri, nell'esiglio o sui patiboli l'audacia e, mettiamo pur anche, la inanità e la colpevolezza dei loro tentativi, era uno stato d'animo, che non ha riscontro possibile, se non nei primordi delle religioni, quando la fede arde come una fiamma nel segreto dei cuori, ed il mistero, di cui la nuova dottrina è costretta a circondarsi, centuplica l'intensità, il fervore, il coraggio della fede e del proselitismo nei fondatori, nei neofiti e nei loro aderenti. Le prime cospirazioni italiane, che seguono immediatamente la caduta dell'Impero Napoleonico sono veramente le catacombe dell'indipendenza e della libertà italiana. La tirannia, contro cui si lotta, e la materiale impossibilità d'una guerra aperta nascondono l'immoralità intrinseca della congiura, la quale è sempre per sè stessa una mancanza di schiettezza e di sincerità ed un giustificare i mezzi col fine, e danno aspetto serio e grave a quell'insieme di formole misteriose, di anfibologie settarie, di gerarchie, di riti, di cerimonie, di simboli, che non dimanda però minore sottomissione e minore abdicazione della libertà personale, di quello esigesse la tirannia, mentre poi s'arrogava esso pure il diritto di castigare ogni dissenso (le sètte condannavano a morte i dissidenti al pari dei tribunali statarii dell'Austria o dei nostri principi dipendenti da essa), di castigare, dico, ogni dissenso con altrettanto arbitrio di giudizio e con altrettanta ferocità. Ma a ciò non badavano i cospiratori. La dignità loro stava tutta nell'essere pochi contro i molti, deboli contro i forti. Era qui tutto il prestigio, il fàscino irresistibile, la poesia eroica della cospirazione. Il resto era una necessità non voluta da alcuno, ma creata ed imposta da uno stato di guerra permanente contro il potere pubblico, considerato a ragione quale nemico e ostacolo unico al diritto d'aver una patria; diritto naturale, che pone chi lo impugna al di fuori d'ogni legge e fa altrettanto per chi lo rivendica. Questi i postulati ideali dei cospiratori, dai quali postulati risultavano temperamenti morali, tendenze intellettuali ed abitudini e atteggiamenti anche esteriori così singolari, che chi non è giunto in tempo a vedere e a conoscere da vicino qualche sopravvissuto dell'età classica delle cospirazioni, difficilmente potrà mai rifarsene in mente un profilo esatto e compiuto.
Oggi questo tipo è scomparso, o si è trasmutato, od ha perduto ogni valore ed ogni curiosità, poichè, generalmente, cospirare sotto un regime di libertà è una scioccaggine o una bricconata.
Tanto più mi sono sempre doluto, avendone conosciuti parecchi e intimamente nella mia giovinezza, di non aver tenuto nota e ricordo dei loro racconti, siccome ho presenti ancora alla memoria quella specie di mestizia, che avevano anche in mezzo all'allegria, quella fissità, vigilanza e sospettosità di sguardo, quelle narrazioni, che lasciavano sempre in ombra qualche cosa, quel fare inquisitorio e scrutatore ad ogni persona nuova, in cui si imbattessero, quel trovar sempre sensi riposti anche in discorsi, che parevano indifferentissimi, e soprattutto quegli odii e quegli amori, sempre del pari inestinguibili, che avevano a cose o persone passate da lungo tempo, come di chi sapeva di eroismi o di peccati ignoti a tutti o da tutti dimenticati, ma che essi avevano scritti in un arcano libro, su cui tutto è registrato e nulla si cancella mai più.