Già quello spirito gentile di Ippolito Pindemonte aveva risposto ai Sepolcri di Ugo Foscolo:
Perchè tra l'ombre della vecchia etade
Stendi, lunge da noi, voli sì lunghi?
E, concentrando in due versi, con oraziana efficacia, i precetti della nuova scuola che si andava disegnando, gli consigliava:
antica l'arte
Onde vibri il tuo stral, ma non antico
Sia l'oggetto a cui miri.
Caduto il governo napoleonico, la lotta fra i due manipoli letterari cominciò a farsi più viva; ma si limitava a giornali e a giornalisti, e sotto i nomi di classici e di romantici minacciava rifare una di quelle dispute infeconde e iraconde, di cui era piena la tradizione letteraria italiana dei secoli antecedenti. I classici avevano per sè tutti i grandi nomi della poesia, e l'autorità viva e sovrana di Vincenzo Monti. I romantici si appoggiavano piuttosto sulla letteratura tedesca, che per mezzo di Bürger, di Schiller, di Goethe aveva messo in quei giorni
il potente anelito
Della seconda vita.