Cui fu ragion l'offesa,
E dritto il sangue, e gloria
Il non aver pietà?
Chi ha destato maggiori simpatie intorno alle vittime dei pregiudizi o delle ingiustizie o delle prepotenze feudali e monacali della dominazione straniera? chi ha flagellato più a sangue i caratteri fiacchi, come quelli di Don Abbondio, o la giustizia fiacca, come quella che emanava le gride e tollerava i bravi?
Era proposito di rassegnazione che dettava al Manzoni quei caldi versi del 1821, da lui dedicati a Teodoro Körner, il poeta dell'indipendenza germanica?
E non è chiaro il suo desiderio di vedere la giustizia regnare sulla terra anche prima che in cielo, quando ci fa assistere alla morte di Don Rodrigo, cadavere lurido fra i cenci degli appestati, mentre la coppia ch'egli avrebbe voluto far vittima delle sue passioni s'incammina, religiosa e tranquilla, alla gioia lungamente negata?
Un poeta vivente, o signori, Giosuè Carducci, ha chiamato un giorno vile l'Italia, perchè gli pareva che non rispondesse abbastanza a' suoi ideali. L'epiteto ebbe fortuna, e parve che desse fama di energico al colto ingegno che l'aveva lanciato. Ebbene, Giosuè Carducci non è che un plagiario di Alessandro Manzoni, il quale aveva scritto dell'Italia, quarant'anni prima:
O risorta per voi la vedremo
Al convito dei popoli assisa,
O più serva, più vil, più derisa,