Già fin dagli anni giovanili aveva scritto, con un verso più felice di pensiero che di forma:

Liberi non sarem se non siam uni.

Ma quando gli amici suoi, che nella setta dei Federati traevano dal loro nome il loro programma, innalzarono la bandiera costituzionale del 1821, egli li incoraggiò ad allargare le loro aspirazioni, a pensare che l'Italia era

Una d'arme, di lingua, d'altare.

E si augurò che il risultato della loro azione fosse:

Non fia loco ove sorgan barriere

Tra l'Italia e l'Italia mai più.

Sicchè, quando il Mazzini gli fece visita nel 1848, e gli disse: «Solamente io e Lei, don Alessandro, abbiamo serbato fede al culto dell'unità» avrebbe potuto dir con maggiore esattezza: «Lei ed io» poichè il Manzoni era già poeta unitario, quando il Mazzini non era uscito ancora dagli anni della fanciullezza.

E non è a dirsi che avesse piccola efficacia l'opinione di un ingegno così largo, di un pensatore così profondo, che si staccava risolutamente dai programmi politici di tutti gli uomini di Stato, per patrocinare una soluzione di altissima idealità. La fede di quell'uomo penetrava a poco a poco nell'ambiente intellettuale di cui egli era l'oracolo, e di lì usciva, rivestita di un'autorità che non era facile sostituire, ad infiltrarsi negli strati sociali ansiosi di novità e di moto. Quel programma rivoluzionario, accettato con tanta sicurezza dall'uomo tranquillo e severo che aveva scritto la Morale Cattolica, pigliava tono e garbo di soluzione moderata. Vi si accostavano quasi involontariamente i pensatori delle alte classi, attratti dalla gran riverenza per l'uomo che se ne mostrava entusiasta. Sicchè, quando più tardi entrò in lizza il Mazzini, e percosse dal canto suo l'immaginazione delle classi popolari coll'ardente audacia della sua parola, la preparazione degli animi divenne completa, e il passaggio dalla teoria alla pratica non fu più che una questione di tempo.... e di occasione.

Quanto sia stato grande il servigio reso in questo terreno dal Manzoni alla patria, noi soli siamo ora in grado di apprezzare giustamente. E lo possiamo fare, paragonando il sangue e il tempo che ad altre nazioni è costato questo sforzo dell'unità colla mirabile rapidità e concordia con cui s'è compiuto fra noi. Ciò che altrove ha cagionato lotte ostinate fra i partiti conservatori, da noi fu appunto considerato come una base d'accordi e di conciliazioni. Fortunata politica, che ci ha lasciato raggiungere e ci lascia sperare durevole l'assetto della patria, perchè con esso si sono diminuite, non si sono allargate le differenze fra i partiti che l'amano. E gran parte di questo mirabile risultato si deve all'onesta ed acuta divinazione del Manzoni: che attraendo a sè le classi conservatrici italiane ed affezionandole per tempo al pensiero che dal suo genio scattava, contribuì a rendere nazionale una soluzione politica, che altrove, rimasta rivoluzionaria o dispotica, è stata causa di guerre intestine e di implacabili ostilità.